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Unicoop Tirreno, ora si discute degli incentivi all’esodo

Unicoop Tirreno, ora si discute degli incentivi all’esodo

Il confronto riprende al Mise: si va verso la chiusura di 4 degli 8 negozi nel Basso Lazio. E l’azienda punta poi a ridiscutere l’integrativo che ha un valore di 10 milioni all’anno

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PIOMBINO. È attesa per questa settimana la ripresa del confronto al Mise tra Unicoop e sindacati: la trattativa tra le parti comunque nei giorni scorsi sembra aver subìto un’accelerazione. La strada imboccata sembra quella già prospettata prima delle feste: chiusura del negozio di Aprilia e dei punti vendita di Pomezia, Velletri e Frosinone. Se questa ipotesi verrà confermata resteranno aperti l’altro punto vendita di Pomezia, nel centro commerciale locale, e i negozi di Genzano, Colleferro e Frosinone.

Ovviamente anche i negozi che resteranno col marchio Unicoop subiranno comunque delle ristrutturazioni con diminuzione di personale: in totale nel basso Lazio i dipendenti Unicoop sono 270, al termine di questa operazione gli esuberi previsti saranno 140.

Corrono voci anche sul livello degli incentivi proposti da Unicoop. Per chi accetta di uscire ci sarebbero 20mila euro, mentre 5mila euro verrebbero offerti a chi accetta trasferimenti.

Su queste basi economiche dunque è probabile che si sviluppi la trattativa al ministero dello Sviluppo economico, considerando che ormai è svanita l’ipotesi di una soluzione diversa, rappresentata dalla possibile cessione di alcuni negozi alla Conad.

La disponibilità a realizzare un piano di incentivi all’esodo di recente è stata giudicata positivamente dalla Filcams Cgil, «ma questi strumenti sono sicuramente da tenere in considerazione su base esclusivamente volontaria. Facendo una simulazione dello stato della rete vendita è evidente che per la quantità di esuberi molti lavoratrici e lavoratori dovrebbero accettare trasferimenti a decine o addirittura centinaia di chilometri di distanza».

Certo anche dal punto di vista Unicoop non è il massimo dei risultati, visto che l’azienda di Vignale da questa operazione contava di scaricare costi giudicati non più sopportabili sul percorso intrapreso per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2019 e il ritorno agli utili nel 2020.

Quegli otto punti vendita ormai da lungo tempo presentano un conto economico negativo e la previsione per l’anno appena concluso è di una chiusura con una perdita di oltre 4 milioni che si aggiunge alle forti perdite degli scorsi anni, in un momento in cui la cooperativa prevede la ristrutturazione di 20 negozi nei prossimi tre anni in Toscana, Lazio e Umbria.

Al prossimo incontro al Mise si capirà anche se la prevedibile chiusura della partita nel Basso Lazio darà il via a una trattativa sul contratto integrativo, che ha un valore di circa 10 milioni all’anno, e che l’azienda ha più volte annunciato di voler ridiscutere.

L’azienda aveva proposto fin dai mesi scorsi di affrontare il tema «essendo questo contratto integrativo vecchio di 12 anni. L’obiettivo – diceva una nota di Unicoop in settembre – è di avere un nuovo integrativo fondato sul principio di maggiore equità, sulla corrispondenza tra costi e risultati aziendali, e funzionale al piano di risanamento della cooperativa». 
 

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