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Lambardi: «Addio Pd Non mi riconosco più in questo partito»

Lambardi: «Addio Pd Non mi riconosco più in questo partito»

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MARINA DI CAMPO. «Io mi fermo qui». Così chiude la lettera Lorenzo Lambardi, ex dirigente Pd, ex sindaco di Campo e attuale consigliere di minoranza nel Comune che aveva prima diretto, annunciando di non «riconoscersi più nel partito». E si ritira in buon ordine. «Continuerò però a fare politica – confessa al Tirreno – Di sicuro non con questo Pd, che mi ha trattato alla stregua di un estraneo». Amareggiato. Contrariato dal comportamento degli attuali dirigenti. Deluso nelle sue convizioni politiche. «Non posso militare – continua come un fiume in piena – in un partito in cui non c’è democrazia. Non c’è confronto. Non ci si parla».

Certe notizie arrivano attraverso la posta elettronica certificata (pec). E poi il silenzio del segretario della Federazione Val di Cornia-Elba, Massimiliano Roventini, colpevole, sempre secondo Lambardi, del disastro Pd. «Sulla mia vicenda – aggiunge – non ha speso una parola, avvalorando quanto veniva deciso su di me».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le critiche che lo stesso Lambardi aveva espresso a margine del congresso Pd a Marina di Campo. Si era espresso in termini critici, protestando per la mancata democrazia interna: «La maggioranza non vuole essere criticata sulle scelte intraprese. Vanno semplicemente condivise, senza obiezioni. Nello specifico la Commissione di garanzia per il congresso regionale del Pd Val di Cornia/Elba ha deliberato la mia sospensione dal partito per 12 mesi perché avevo osato criticare la sciagurata gestione del “non congresso” campese. Per aver usato toni “diffamatori” e aver creato “nocumento al partito” è stata decretata da un renzianissimo collegio di 3 garanti su 5 la mia punizione. Sospeso per 12 mesi. Per non nuocere al prossimo congresso ovviamente».

A questo punto le strade si dividono, il Pd da una parte e Lambardi da un’altra. «Lascio dopo anni di militanza e dopo aver servito il partito dell’Elba e della Federazione con il massimo del mio impegno cercando sempre la mediazione e non lo scontro. L’inasprimento assurdo dei rapporti umani, l’assenza di qualsivoglia confronto interno, l’eterna ricerca degli eterni candidati pronti a fare l’ennesima corrente locale sono aspetti che non possono essere più tollerati e condivisi». —

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