Sicurezza
Cinghiali, numero dimezzato Il piano funziona e va avanti
Nel 2012 erano 1030, ora siamo a 647 grazie ad abbattimenti e catture Sammuri e i risultati ottenuti dalle campagne di contenimento del Parco
Il grave incidente causato dai cinghiali sull’A1 fa discutere e sull’Elba sono anni che si cerca di arginare le conseguenze di questi animali che producono ingenti danni alla biodiversità e all’agricoltura. Il Parco nazionale dal 1997 sostiene campagne di controllo per gli ungulati e negli ultimi anni importanti risultati sono stati raggiunti su contenimento della popolazione. In media dal 2010 al 2012 sono stati abbattuti o catturati un migliaio di cinghiali all’anno, poi la media è diminuita perché è stata sfoltita decisamente la popolazione. Dai 1030 del 2012 siamo arrivati ai 647 del 2017.
«Nel 2018 i numeri cono stati ancora più bassi – dice il presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano Giampiero Sammuri - ne catturiamo e abbattiamo più di quanti ne nascono e quindi nel tempo la popolazione diminuisce e ne prendiamo sempre meno».
Il cinghiale è stato introdotto negli anni ’60-’70 e dai primi anni 2000 ha fatto discutere per i problemi che causava. Tutte situazioni non paragonabili con quanto accaduto in Lombardia: «In quel caso si è verificata una forte collisione con l’auto – spiega Sammuri– bisogna dire che la possibilità di un forte impatto tra cinghiali e auto si verifica su lunghi rettilinei anche in mezzo al bosco, quando siamo di fronte a una consistente velocità del veicolo. Qui all’Elba è difficile perché il bosco e macchia sono pieni di curve e quindi si procede più lentamente. E di conseguenza il rischio di impatto con gravi conseguenze è meno consistente».
Scontri tra auto o moto e cinghiali sono avvenuti negli anni, per fortuna senza gravi conseguenze per il guidatore, senza parlare poi dei danni in agricoltura per cui due anni fa fu convocato un summit in viceprefettura. L’obiettivo che si era posto il Parco era arrivare all’eradicazione, ma le catture con i chiusini e gli abbattimenti da parte dei selecontrollori che negli ultimi anni sono stati costanti ha poi portato a una situazione più tollerabile.
«Negli anni risultati sono stati raggiunti – conferma Sammuri – e la pratica si è consolidata migliorando gli effetti. Con gli abbattimenti si colpiscono i maschi mentre con i chiusini vengono catturate le femmine e gli esemplari giovani che poi vengono trasportati fuori Elba dal vettore esterno che si è aggiudicato l’affidamento da parte dell’ente. Gli animali abbattuti vengono invece lasciati ai selecontrollori come rimborso per le spese sostenute».
Dato che comunque questi ungulati, come i mufloni , hanno un notevole impatto con le attività antropiche, i prelievi puntano a perseguire obiettivi numerici fissati e a diminuire l’interferenza negativa con le attività agricole e residenziali. «L’Elba è meno a rischio per la sicurezza delle persone – conclude Sammuri - anche se continuano a verificarsi danni all’agricoltura e soprattutto alla biodiversità». —
Altri servizi alle pag. 10 e 11
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