Sicurezza
Lui, la moglie e una lunga serie di truffe Chiesto il rinvio a giudizio per una coppia
Conti non saldati, versamenti e caparre per merci mai consegnate. Ecco l’elenco dei fatti contestati dalla Procura
Da solo o insieme alla moglie aveva collezionato una lunga serie di denunce per truffe. A Piombino, ma anche nel Pratese e nel Beneventano. Due anni fa fu anche arrestato nel proprio comune di origine, Lamezia Terme (Catanzaro), su ordine della Procura di Prato in esecuzione di una condanna definitiva. Anche in quel caso, per truffa.
Ora Vincenzo Rosato, 42 anni, che sta scontando quella pena in carcere, rischia una nuova condanna. Per lui e per la moglie Francesca Drago (40) infatti il pubblico ministero Sabrina Carmazzi ha chiesto il rinvio a giudizio. L’accusa va dalla truffa all’insolvenza fraudolenta e poggia su quella serie di denunce raccolte soprattutto dal commissariato piombinese tra il 2014 e il 2015. Il giudice Mario Profeta ha fissato l’udienza preliminare che si svolgerà fra una settimana a Livorno, il 9 gennaio.
Della coppia Rosato-Drago scrivemmo la prima volta nel luglio 2015, raccontando alcuni episodi riferiti dalle loro presunte vittime. Ora quegli episodi sono contenuti, insieme ad altri successivi, nell’elenco delle contestazioni della Procura livornese. Come il conto mai saldato per il pernottamento, il ristorante e la piscina alla Sorgente di Antonio Mammarella (2. 760 euro, agosto 2014), il pranzo di matrimonio da Zia Seconda il 10 agosto dello stesso anno (1. 400 euro da pagare ad Antonella Beccari) o i 3.070 euro che ancora attende Roberta Rosi dell’omonima gioielleria per alcuni monili acquistati nel suo negozio tra maggio e giugno 2015. Nell’elenco ci sono anche i 600 euro che Rosato e Drago si sarebbero fatti consegnare come anticipo, sempre nell’agosto 2014, da Vittorio Foresto. A quest’ultimo i due avevano proposto la vendita di un’auto e la possibilità di un lavoro. Auto e lavoro mai pervenuti.
Ma ci sono molti altri episodi successivi a quel primo nostro articolo del luglio 2015, che scrivemmo anche per mettere in guardia la gente. Proprio alcuni giorni dopo infatti, nel mese di agosto, i due sarebbero stati particolarmente attivi. A un giovane di Montemurlo (Prato), Simone D’Aula, cononosciuto su un sito web di compravendite (D’Aula aveva venduto un iPhone a Rosato), proposero una Mercedes Classe A che Rosato disse di aver comprato a un’asta giudiziaria. Quindi si fecero versare 1.250 a titolo di caparra sulla Postepay di lei, ma l’auto non fu mai consegnata.
Rosato si sarebbe spacciato spesso per un esperto di aste giudiziarie. In questo modo avrebbe convinto la livornese Stefania Trivelloni a farsi dare, sempre come anticipo, 250 euro per un iPhone e 220 euro per una Panda. Anche qui, versamento sulla Postepay di Drago e addio, niente merce. Più o meno stesso copione con Barbara Noferi, dalla quale ottennero 500 euro come anticipo per uno scooter e una Panda, più altri 340 per il passaggio di proprietà. A ottobre invece i due avrebbero messo nel mirino una donna residente a Zurigo e domiciliata a Rosignano, Assuntina Artemisio, per un affare legato ad alimenti e accessori per animali. Le avrebbero proposto la fornitura per otto mesi di sei pedane e 15 cucce, facendosi anticipare 650 euro attraverso la Western Union. Non contenti, un mese dopo avrebbero contattato di nuovo la stessa Artemisio, dicendole di aver venduto a un suo conoscente un furgone per 800 euro, ma di aver ricevuto solo 500 euro. Quindi ecco il saldo, altri 300 euro tramite Wu. Sempre a novembre, risultano ricevuti mille euro a titolo di caparra (su 5.800) per una Panda Cross promessa ad Antonio Carmine Galasso di Colle Sannita (Benevento).
Questo in coppia. Il solo Rosato invece è imputato per truffa per la vendita fittizia di una tv da 50 pollici a Giulio Puliti (250 euro in contanti come anticipo e ciao, nell’agosto 2015), per quella di una consolle Playstation 4 usata ai fratelli Claudio e Riccardo Marcoccia (anche qui 250 euro in contanti in anticipo, nel settembre 2015) e per una pseudo vendita più corposa: quella di una Panda cross. Per quella, nel novembre 2015, dopo aver concordato il prezzo sui 5. 800 euro con Angelo Iacobaccio (sempre di Colle Sannita), Rosato avrebbe ottenuto un vaglia postale di 3.150 euro come caparra. Infine, oltre a 300 euro spillati a un invalido, nella lista personale di Rosato c’è la violazione della sorveglianza speciale e dell’obbligo di soggiorno per due anni nel comune di residenza, prescrizioni imposte dal tribunale di Catanzaro. –
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