Il Tirreno

MALTEMPO

Barche affondate a Baratti Ancora tanti i pini sradicati

di Cecilia Cecchi
Pini storici sul pratone di Baratti abbattuti dal vento (fotoservizio Paolo Barlettani)
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Pini storici sul pratone di Baratti abbattuti dal vento (fotoservizio Paolo Barlettani)

L’assessore Capuano: «Monitoraggio degli alberi in corso, a partire dalle scuole» Mariella Zoppi: «Paesaggio da salvare con una sostituzione graduale e ordinata»

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BARATTI.  Da Libeccio a Ponente, vento fortissimo (fino a 100 km orari) e stavolta anche per il Golfo di Baratti non c’è stata salvezza. Giù pini secolari e anche molti altri alberi, strappate dagli ormeggi e anche affondate un paio di barche nel porticciolo. Il mare è arrivato alle tamerici. Massima allerta nel Golfo di Follonica, dove i pini sono caduti anche nella zona di Torre Mozza. «Censimento dei danni ovunque – conferma il presidente Parchi Val di Cornia spa Francesco Ghizzani Marcìa – e sopralluoghi, ma nel dettaglio solo qualche pino e piante sradicati. Anche alla necropoli di Baratti, dove un tronco impediva il passaggio sul percorso di accesso».

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Sempre più preoccupazione per questi alberi, ricordando a inizio settembre il grosso pino caduto all’improvviso di pomeriggio in piazza Edison a Piombino, per fortuna senza danni a persone o cose.
Dunque sempre più problemi di sicurezza oltre che paesaggistici.
«L’ufficio tecnico del Comune – dice l’assessore ai lavori pubblici Claudio Capuano – ha in programma un monitoraggio non a vista, ma a trazione tramite una ditta con un mezzo strumentale adeguato. Si comincerà dalle scuole – aggiunge Capuano – proprio perché dovranno essere tagliati quelli che rischiano di venire giù».

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Non si può fare niente per “salvarli”? «Si tratta quasi sempre di pini centenari, visto che la gran parte delle piantumazioni risale agli anni Venti del Novecento» risponde l’architetto Mariella Zoppi, attivissima per progetti di ricerca sul paesaggio – collabora con l’università statale cinese – e che conosce bene anche la zona di Baratti perché proprio lei (già assessore alla cultura in Regione) ha curato il piano del parco culturale di zona, lo stesso che è stato sottoposto all’Unesco nella richiesta del riconoscimento di patrimonio dell’umanità al sito di Baratti e Populonia.
«Restano una presenza fondamentale per il territorio – prosegue Zoppi – anche se bisogna tener presente che il clima è cambiato e gli eventi atmosferici sono più rapidi e violenti. Ma il pino è un albero bellissimo che fa parte del paesaggio del Mediterraneo, pur avendo queste caratteristiche: chioma grande e radici superficiali. Albero soggetto a qualsiasi spinta... naturalmente più invecchia più è bello, più è fragile. Dobbiamo prepararci – spiega – a una sostituzione graduale dei nostri pini, che prevenga la necessità dei grandi abbattimenti, scontando per un certo numero di anni la presenza di pini giovani e meno affascinanti».
«Ridurre le chiome servirebbe a poco – sostiene Zoppi – magari a rimandare di un anno o due il destino del pino che purtroppo non è una quercia. Le conifere sono tutte complicate, i problemi non si risolvono e per evitare il peggio si può solo programmare una sostituzione graduale e ordinata, che permetta al paesaggio di conservare le sue caratteristiche di tutta la costa tirrenica fino in Calabria. In città la sostituzione anche con altre specie di piante è possibile, si può valutare pur non sempre facile, ma sì in un ambiente urbano si può prendere in considerazione. Non sulla costa. Vorrebbe dire fare di una costa particolarmente bella e pregiata, una costa anonima come mille altre». Un po’come mettersi ad asfaltare di vento, dune e pini i quadri di Giovanni Fattori.

 

Dune e spiaggia in sofferenza. Ora beach rock. Una Costa Est col 30% di alberi in meno. Che rischia grosso ad ogni mareggiata. «I pini della Sterpaia soffrono dell’ingresso del cuneo salino in tutta l’area» conferma Michele Giunti che per la “Società Nemo” ha curato le fasi l’intervento per la difesa della duna, monitorando anche i risultati negli anni.

«Ad amplificare il problema – ricorda – il fatto che il cordone dunale è sempre più incapace di trattenere il fronte marino durante le mareggiate. Qui persino i pini di Aleppo, che sono molto resistenti, subiscono. Necessario intervenire caso per caso perché l’arenile è sempre più stretto, magari ricorrendo il prima possibile alla beach-rock dov’è al momento interrotta e difendendo il difendibile con opere di ingegneria naturalistica anche un po’più indietro rispetto al recente passato».

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