Il Tirreno

proteste e polemiche 

«Otto casi di scabbia a scuola» Panico, ma era una fake news

Cristiano Lozito
«Otto casi di scabbia a scuola» Panico, ma era una fake news

Gli studenti minacciano sciopero sia al Volta Pacinotti che all’Einaudi Ceccherelli Barbieri (As): «Una sola segnalazione mesi fa, bassissima la contagiosità»

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Un ragazzo che a scuola si gratta e dice: «Sarà mica che ho la scabbia...», e un certificato inviato a scuola il giorno dopo con su scritto “dermatite che presenta tracce compatibili con una diagnosi di scabbia”.

Da lì è partita una formidabile fake news, che di bocca in bocca ha trasformato la vicenda in «otto casi di scabbia» a scuola (la dermatite tra l’altro era stata riscontrata all’Ipc Einaudi Ceccherelli, ma rapidamente il caso – grazie a facebook – si è “trasferito” all’Ips del Volta Carducci Pacinotti). Anzi a un certo punto si è parlato di otto casi in una scuola e nove in un’altra.

Risultato: minacce di sciopero degli studenti in tutti gli istituti superiori (e qualcuno a scuola non è entrato davvero), genitori inferociti contro le presunte manchevolezze della scuola, post infuocati a sfondo razzista su fb perché la scabbia «chissà chi la importa», e inoltre «la tolleranza e l’accoglienza portano a questo e altro», fino all’intervento del Comitato salute pubblica per «sapere se siano reali o frutto di fantasia le notizie su un focolaio di scabbia all’interno di alcune scuole».

Tutto ciò nonostante fin dal primo mattino il dirigente dell’Ipc, Carlo Maccanti, avesse pubblicato sul sito della scuola una precisa ricostruzione dei fatti, non senza aver avvertito che si stava registrando «una diffusione di informazioni incontrollate e prive di riscontro oggettivo, atte solo a diffondere sospetto e turbamento tra gli studenti e le loro famiglie».

Più tardi il dottor Alessandro Barbieri, responsabile dell’unità operativa di igiene pubblica, ha precisato «che un solo caso di scabbia è stato rilevato nei mesi scorsi», che si riscontrano in media «una decina di casi all’anno nella nostra zona», e che in ogni caso si tratta di una malattia «dalla bassissima contagiosità». Barbieri ha spiegato anche «che appena iniziata la profilassi cessa la contagiosità», ma che comunque «non ci si ammala sedendosi a un banco. Si tratta di un acaro, come quello dei pidocchi, si può prendere nei boschi, perché spesso lo “trasportano” i cinghiali e altri animali, mentre per essere contagiati da una persona occorre un lungo contatto pelle contro pelle, oppure dormire nello stesso letto di un malato o ancora usarne gli abiti».

«Stamattina ho trovato dei ragazzi che non volevano entrare – racconta Gabriella Raimo, dirigente dell’Isis Volta Carducci Pacinotti – ma ho spiegato a tutti, anche a dei genitori, che non eravamo a conoscenza di nessun caso di scabbia. E scherzando ho detto ai ragazzi che siccome questa malattia si associa alla scarsa igiene, bastava che si lavassero per benino... E intanto di andarsene in classe». Pochi quindi, meno del 10 per cento, sono stati gli assenti.

«Credo nella trasparenza – spiega il professor Maccanti – e quindi sul nostro sito ho spiegato ufficialmente con chiarezza cosa era successo, niente che giustificasse il panico che si è creato». Maccanti nella sua segnalazione a genitori e studenti ha ricordato comunque che «le assenze dalla frequenza scolastica non potranno essere giustificate con la motivazione del presunto pericolo sanitario», ma anche che l’infrazione alla regola che prevede la richiesta di autorizzazione del dirigente prima di dare qualsiasi informazione nelle classi «potrà comportare sanzione disciplinare». —



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