Il Tirreno

Il vino "marino" di Arrighi convince l'Università

Stefano Bramanti
Una delle ceste di vimini immerse in mare
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Una delle ceste di vimini immerse in mare

Prosegue con successo l’esperimento dei grappoli d’uva immersi in mare Il professor Scienza: «Questo metodo è di interesse internazionale»

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PORTO AZZURRO. Il professor Attilio Scienza non ha dubbi: la sperimentazione che sta portando avanti con Antonio Arrighi, nella tenuta agricola del viticoltore a Porto Azzurro, per riprodurre il vino “marino” alla maniera dei greci dell’isola di Chios di 2400 anni fa, è di interesse internazionale. E l’Elba tutta dovrebbe sostenere tale impegno, facendolo anche conoscere ovunque.

Giovedì scorso il docente ha fatto un primo assaggio del nettare made in Elba, nato dalle uve immerse in alcune ceste di vimini in mare e che sarà pronto tra alcuni mesi.

È stata presente, a tale momento, anche la cinese Jing Jing, laureata in Italia in lingue e laureanda in enologia, che farà conoscere nella sua nazione questa realtà sperimentale elbana. Insieme a lei c'era anche lo staff del viticoltore che è si è già impegnato a realizzare un filmato sulle varie fasi della “produzione greca”.

Quindi ha coinvolto il regista Stefano Muti e il fotografo Roberto Ridi, che operano col supporto dell’Università di Pisa, per poi partecipare ad un futuro Festival del vino di Montpellier, con il video.

«Col docente – ha detto il viticoltore Arrighi – stiamo portando avanti questa prova. Mi ha fatto notare che non si conoscono al momento sperimentazioni del genere, per cui è una iniziativa di valore storico e scientifico». Ed è quindi chiaro che per poter promuovere e realizzare un progetto del genere, vanno messe in campo risorse generali del territorio elbano, non solo quelle di un'unica azienda isolana.

Il Tirreno ha sentito il docente, ordinario di viticoltura presso l'Università degli Studi di Milano, responsabile di numerosi progetti di ricerca agronomici sulla vite, spesso impegnato come responsabile scientifico in convegni nazionali e internazionali e autore di otre 300 pubblicazioni. «Si tratta di archeologia sperimentale – ha detto – che riproduce il vino come veniva fatto dai greci dell’isola di Chios, che arrivavano fino all'Elba intorno al IV e V secolo avanti Cristo. Vinificavano con tecniche segrete in anfore, ma gli etruschi le imitavano usando il vino Ansonica, simile al vino greco Sideritis».

Ecco la tecnica “segreta”: i grappoli di Arrighi sono stati a suo tempo messi in mare (l’operazione è avvenuta nel mese di settembre nello specchio acqueo del porto di Porto Azzurro), in ceste di vimini per alcuni giorni e il bagno salato ha eliminato la sostanza cerosa (la pruina), dalla superficie degli acini.

Poi i grappoli sono stati posti su graticci ad asciugare e prima dell’appassimento, sono stati messi in anfore di terracotta per la fermentazione. Ora il prezioso materiale è in anfora con le proprie bucce e non resta che attendere la primavera, quando avremo la sentenza sulla nascita del nuovo vino sperimentale, riprodotto con l'apporto del docente Scienza, come facevano i greci nell'antichità.

Sarà il primo caso al mondo. Ma non è chiaro se l'Elba vorrà partecipare e sostenere questa archeologia sperimentale.

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