Gioco
Tve in marcia, via alla consegna della vergella ai primi clienti
Il reparto, fermo da due anni, diventa simbolo della volontà di rilanciare Aferpi: «10 anni di crisi, ma siamo ancora vivi»
I rotoli di vergella sono accatastati sul pavimento del tve: sono i primi usciti dal laminatoio, e i primi dell’era Jindal, dopo due anni di stop. Poche ore dopo verranno caricati a bordo dei camion per la consegna.
Così il 19 novembre, data della ripartenza, sarà un giorno da ricordare, perché il riavvio del tve solo pochi mesi fa non era affatto scontato. Così come non era scontato che Aferpi, data più volte per morta e sepolta, potesse davvero rimettersi in marcia.
«Da Severstal in avanti è sempre stata crisi, ma da questi dieci anni siamo usciti vivi», chiosa l’amministratore delegato Fausto Azzi.
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Se dunque il rientro al lavoro di un altro centinaio di persone non è certo la soluzione del problema, rappresenta senz’altro un segnale importante.
Entrando nel reparto insieme ad Azzi e al nuovo direttore di stabilimento, Mohan Babu, si coglie anche un filo di orgoglio tra gli operai, tornati a fare il proprio lavoro dopo due anni a casa e gli ultimi giorni trascorsi nella manutenzione e revisione degli impianti.
«Lunedì sono arrivato per il primo turno e ho trovato un operaio che aveva appena finito la “notte” – racconta l’ingegner Claudio Del Cherico, responsabile della laminazione di tutto lo stabilimento – e gli ho chiesto che ci faceva ancora lì. Mi ha risposto che non se ne sarebbe andato finché non avesse visto ripartire il treno. Insomma, qui è così...».
«Siamo in 150 – spiega l’ingegner Giuseppe Ambrogini, da poco responsabile del Tve – e riuscendo a lavorare su tre turni con continuità ci sarebbe la possibilità di far ruotare tutti. Questo è l’obiettivo per il quale lavoriamo».
Dopo il carico di 17mila tonnellate di billette che si stanno laminando in questi giorni (durata di lavorazione prevista, tre settimane) ci sarà una pausa, «ma sono state ordinate altre navi – dice Azzi – Continuo a ripetere a tutti che non abbiamo un interruttore per far marciare la fabbrica subito al massimo, intanto però siamo ripartiti anche qui. Il mercato? Siamo convinti che ci sia spazio, e il nostro “commerciale” sta lavorando. Credo ci vorranno 6-9 mesi per acquisire quella continuità che ci porti a produrre 35mila tonnellate al mese di vergella, quota che assicura la sostenibilità. Del resto aumentare i volumi fa crescere pure la qualità del nostro prodotto, che comunque è già di buon livello anche per l’esperienza e la capacità di chi lavora nel reparto».
Mentre le due linee continuano a sfornare vergella, Azzi ribadisce che per il progetto Jindal nella sua interezza serve tempo, «ma intanto stiamo occupando circa 500 lavoratori, il 20% in più di quanto era previsto a questo punto del percorso, e a gennaio rimetteremo in moto anche il treno barre».
Riguardo alla chiusura del bilancio 2018, che ovviamente sarà ancora in rosso, Azzi spiega che «è possibile vengano messe in atto attività straordinarie per il riequilibrio del conti». Il riferimento è anche a possibili cessioni di macchinari ormai inutili, ad esempio lo scaricatore pellets, fermo da anni dopo la chiusura dell’altoforno, mentre prossimamente un team di tecnici indiani valuterà il recupero di alcune attrezzature, verificando la loro compatibilità con le necessità di altri siti Jsw. Azzi si dice convinto che, «se le cose procedono come devono, in marzo i conti possono tornare in positivo». —
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