Sicurezza
Sagra ma non solo cinghiale anche un tuffo nella storia
È la 51esima edizione quella che comincia domenica nel caratteristico borgo Tanti ricordi nei decenni scorsi per una manifestazione diventata un “mito”
SUVERETO
Con quella che sarà inaugurata domenica prossima sono 51 edizioni della Sagra di Suvereto, dopo mezzo secolo di vita del “Comitato”, come è stato chiamato per tanti anni il sodalizio che nel 1968 dette una vera e propria scossa al paese, ponendo le premesse per tante altre iniziative che hanno consentito di ampliare la sua vocazione agricola coniugandola con la voce turismo, anche internazionale. Dalla durata di un sol giorno come la prima edizione (il 29 dicembre 1968) al 7 e 8 dicembre dell’anno dopo, salendo a tre giorni nel ’70, per arrivare alle due settimane attuali che abbracciano anche domenica 2, sabato 8 e domenica 9 dicembre. Essendo una delle poche manifestazioni in pieno inverno, gli organizzatori sperano in almeno qualche giornata di bel tempo per accogliere i tanti affezionati visitatori che non si fanno mancare i maccheroni al cinghiale, servito poi anche in umido con le olive e gli altri piatti. La sagra è sempre stata anche occasione prenatalizia per far scorta di qualche bottiglia di vino fra i migliori in assoluto, o di olio nuovo appena franto in questa annata ancora in fase di raccolta, per farne magari un regalo natalizio più sostanzioso e salutare dei soliti classici dolciumi. E poi gli appuntamenti classici col folklore, con gli Sbandieratori di S.Croce e l’atteso corteo storico dell’8 dicembre, l’artigianato, le mostre e la musica “moderna” che da qualche edizione la fa da padrona inondando i vicoli del centro storico con le sue note. Durante questi 50 anni la sagra è l’unica manifestazione che è stata sempre presente, mentre altre si sono affermate dopo, come le serate medievali e lo stesso corteo storico che si affacciò timidamente nel 1972. Anche i maccheroni al cinghiale (nome originario locale di quelli fatti dalle massaie con la sfoglia tirata a mano col mattarello) arrivarono solo nella seconda sagra quando fu aperto il Ghibellino e fu possibile allestire i tavoli al coperto. La prima sagra, fra Natale e Capodanno, fu il battesimo del fuoco della famosa cinquantina di giovani volontari che seguirono il fondatore Adolfo Bellatalla alla ricerca di un salto di qualità nelle attività fino allora promosse dall’ancora più vecchio comitato festeggiamenti per le feste patronali di maggio. Senza finanziamenti, senza attrezzature, i promotori si autotassarono per le prime spese e arrivò la fatidica “Cappa” - già montata in piazza Gramsci anche quest’anno -, insieme ad un altro bancone e tante mostre nei vicoli del centro. A Suvereto non si era mai vista così tanta gente e la giornata, con tanto di nevicata finale, fu immortalata dal “Gazzettino Toscano” della Rai e in Tv nella popolare “Cronache italiane” che precedeva il telegiornale. In quell’anno, mentre impressionavano le immagini del terremoto in Sicilia, il Suvereto calcio vinse il campionato, mentre si levavano le proteste per due grossi palazzi che si costruivano nella zona di rispetto del centro storico, con un impatto del quale ancora oggi non gode certo il paese. Poi decenni di attività e una maggiore sensibilizzazione sul valore delle antiche vestigia e della storia come richiamo turistico da unire ai prodotti locali e l’ambiente. —
MICHELANGELO PASQUINELLI
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