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Acciaierie, dopo due anni è ripartito il treno vergella
Il tve laminerà per tre settimane un carico di billette arrivato dall’Oman ma ci sono altri ordini di semiprodotti all’inizio del 2019 per rientrare sul mercato
PIOMBINO. Dopo due anni di stop ieri è ripartito il treno vergella alle acciaierie Aferpi: poco meno di due anni per la precisione, visto che l’ultima produzione del tve risale al dicembre del 2016, quando Issad Rebrab ancora annunciava la sua intenzione di acquistare l’acciaieria Leali in Trentino, giudicandola «un affare per le sinergie con Piombino per la produzione di billette destinate al treno vergella». Progetto rapidamente tramontato, quello della Leali, come tutti gli altri annunciati dall’imprenditore algerino. Acqua ne è passata sotto i ponti, ora al timone di Aferpi c’è Sajjan Jindal, che proprio alla ripartenza dei tre treni di laminazione (per il tmp l’obiettivo è gennaio) ha legato la riuscita della prima fase del suo piano industriale.
È stato l’ad Fausto Azzi ieri su fb a dare la notizia della ripartenza del tve con una foto della prima vergella sfornata: «Passo dopo passo – ha scritto – per realizzare il piano per il rilancio di Piombino». Il riavvio del tve, grazie a un carico di billette da 17mila tonnellate proveniente dall’Oman, scaricato nei giorni scorsi, è stato anticipato da un lavoro di revisione dei motori elettrici, oltre che di pulizia e verniciatura degli impianti, accompagnato da un periodo di formazione del personale che ha interessato anche i temi della sicurezza.
Nelle turnazioni entreranno un centinaio di lavoratori, intanto per un ciclo di tre settimane: secondo fonti aziendali altre billette arriveranno all’inizio dell’anno, mentre Aferpi sta lavorando sul mercato per riacquisire contratti, e di conseguenza continuità produttiva, nel giro di qualche mese. Il treno vergella delle acciaierie ha una capacità produttiva di 550mila tonnellate all’anno, quota massima peraltro raggiunta per l’ultima volta nell’anno d’oro della siderurgia il 2007.
Prima dello spegnimento dell’altoforno il tve produceva tra le 200mila e le 220mila tonnellate di vergella all’anno.
Se dunque a gennaio ripartirà anche il tmp, il 2019 dovrà essere l’anno in cui – sempre secondo i progetti annunciati da Jindal – si completerà quella fase di studio che nel 2020 dovrà portare al via delle operazioni per la realizzazione di due forni elettrici e di un nuovo impianto di laminazione di prodotti piani.
Percorso confermato di recente al Tirreno dall’ad Azzi con l’obiettivo di avviare nel 2022 la produzione di tre milioni di tonnellate di “piani” e un milione di tonnellate di “lunghi”. All’inizio dell’anno prossimo dovrebbero partire gli appalti per le demolizioni della vecchia acciaieria (due anni la durata prevista dei lavori) di cui sono in corso gli studi di progettazione. Un progetto complesso su cui, dal punto di vista occupazionale pesano i tempi lunghi non accompagnati per ora da ammortizzatori sociali adeguati, considerando che al momento quelli disponibili non solo sono stati depotenziati dal punto di vista economico, ma rischiano di non essere sufficienti per arrivare alla ripartenza dell’acciaieria. —
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