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Scelta obbligata dei lavoratori, ok alla firma della nuova “cig”

Cristiano Lozito
Scelta obbligata dei lavoratori, ok alla firma della nuova “cig”

Vota un quarto della fabbrica: l’88% per non restare senza stipendio dice sì al taglio delle buste del 25-30%. I sindacati: «Governo in confusione» 

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PIOMBINO. Alla fine ha votato un quarto dei lavoratori Aferpi, più o meno quelli attualmente al lavoro, e la stragrande maggioranza ha dato l’ok al sindacato per la firma della cassa integrazione in deroga e dell’accordo con l’azienda che salverà almeno fino a gennaio le buste paga.

Dunque hanno votato in 451, con 396 sì (88%), 50 no (11%) e 5 tra bianche e nulle (1%).

La decisione di andare alla consultazione era arrivata dopo l’assemblea di mercoledì in cui i sindacati avevano spiegato ai lavoratori l’assenza delle risposte da parte del Governo sulla possibilità di agganciare la ex Lucchini al decreto 119 del 23 ottobre, «prorogando per altri 12 mesi l’ammortizzatore sociale alle attuali condizioni economiche».

Una scelta, quella della cassa in deroga, che ovviamente non piaceva al sindacato come non piace ai lavoratori, che alla fine con l’anno nuovo perderanno in busta un altro 25-30% dei loro già magri stipendi.

Scelta obbligata, dunque, ma presa «con la responsabilità di mettere in sicurezza i lavoratori – dicono Fim, Fiom, Uilm e Uglm – Domani (oggi per chi legge ndr) saremo a Roma per firmare la cassa integrazione in deroga e l’accordo aziendale che tra le altre cose prevede l’anticipo della cassa integrazione. Rimane tuttavia sorprendente che il Governo attraverso alcuni suoi esponenti dia al territorio messaggi di sicurezza e serenità non corrispondenti alla realtà, visto che di fatto saranno tolti ai lavoratori 250-300 euro».

In conclusione secondo il sindacato l’atteggiamento del Governo significa «che Piombino non è più considerato un sito strategico di interesse nazionale. Continuare a dire che per le ex Acciaierie sono stati finanziati ulteriori 12 mesi più 13 mesi di cassa integrazione, non corrisponde alla realtà dei fatti che ci è stata esposta al ministero del Lavoro. Se non è un tentativo di salvare la faccia confondendo le acque non può che essere un segno di grande confusione, nella speranza non si tratti di incompetenza».

Per Fim, Fiom, Uilm e Uglm da parte del Governo «si tratta di una mancanza di rispetto e di un gesto che porta all’impoverimento dei lavoratori, le loro famiglie e l’intera cittadinanza. La cassa integrazione di cui tanto parla il vicecapo di gabinetto del Mise, Giorgio Sorial, che a oggi non ci ha ancora riconvocato come promesso il 17 ottobre e che non ha neppure risposto alle nostre domande, è in realtà un ammortizzatore sociale che già ci spettava in base alla normativa vigente».

Il sindacato annuncia che continuerà «a incalzare l’azienda perché acceleri sulla realizzazione del piano industriale, sulle rotazioni e formazione così come concordato», ma anche che allo stesso tempo non smetterà «di chiedere conto al Governo delle risposte che a oggi non abbiamo avuto, in quanto lo strumento che ci accingiamo a firmare potrà essere interrotto in qualsiasi momento per agganciare condizioni di miglior favore». —

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