Il dolore
“Notti magiche” divide i piombinesi
Un po’ di delusione tra i fan di Paolo Virzì, che apprezzano però le immagini della città e il suggestivo richiamo a “La bella vita”
FABIO CANESSA
Stavolta Paolo Virzì ha diviso sia la critica che il pubblico. Non c’è infatti uniformità di pareri per “Notti magiche”, il nuovo film girato anche a Piombino e uscito lo scorso weekend. «Dai commenti della gente abbiamo avuto l’impressione di un’accoglienza che non prevede mezze misure – dicono i membri della cooperativa che gestisce il Metropolitan – o è piaciuto molto o per nulla».
Se l’incasso nazionale piuttosto modesto (650mila euro), soprattutto in confronto alla media del regista livornese (i precedenti “Ella e John” e “La pazza gioia” incassarono, nel primo weekend, più del doppio), fa presagire un mezzo flop, il pubblico piombinese però non ha tradito Virzì e ha riempito la sala, spingendo così il Metropolitan a prolungare le proiezioni per tutta questa settimana.
Poi c’è chi ha apprezzato e chi no. Tra coloro che sono usciti entusiasti dalla visione di “Notti magiche” , molte comparse che si sono riconosciute sullo schermo e uno spettatore d’eccezione come Gabriele Acerbo, piombinese trasferitosi a Milano a lavorare come giornalista di SkyCinema e autore del saggio “My name is Virzì”: «Lo considero il sequel ideale di “Ovosodo” e nel solco di “La prima cosa bella” – dice – i tre film autobiografici in cui Virzì ha rielaborato episodi salienti della sua vita. Dopo l’infanzia e l’adolescenza livornese, adesso narra i suoi vent’anni, l’arrivo a Roma per imparare a fare cinema proprio mentre quel cinema – quello di Monicelli, Scola, Age e Scarpelli, Antonioni – stava esalando l’ultimo respiro».
Ma è proprio questa rappresentazione di quel mondo che è dispiaciuta a molti spettatori piombinesi, che l’hanno trovata una barriera per la comprensione e un gioco un po’ stucchevole da addetti ai lavori. «È un gioco di specchi – spiega Acerbo – in cui Virzi prende in giro il mondo del cinema, confonde il vero e il falso, gioca scon la sua biografia e mette in scena un grande divertimento in cui si impara moltissimo su un’epoca nobile del nostro cinema e dei suoi protagonisti».
Mentre la parte romana fa discutere, tutti d’accordo invece nell’apprezzare le sequenze girate a Piombino, quando Giovanni Toscano torna a casa per incontrare la madre e la ragazza che ha messo incinta. Anche i critici che hanno mosso serie riserve elogiano la location piombinese, come Marzia Gandolfi su “MyMovies” che scrive «il film si accende quando Virzì torna nella sua provincia».
Sulle orme del memorabile “La bella vita”, col quale esordì 24 anni fa, Virzì torna a filmare il quartiere Tolla per poi chiudere nel finale con piazza Bovio, sul cui sfondo panoramico il protagonista aspirante cineasta apre un ristorante, esattamente come, nel finale del primo film, l’operaio tradito dal lavoro e dalla moglie apriva uno stabilimento balneare sulla costa est. «Qui Virzì si diverte a esibire la macchina cinema al punto che finisce per autocitarsi – commenta Acerbo – ricalcando la scena in fabbrica di “Ovosodo” fino a usare gli stessi attori di allora».
Pareri discordanti anche sugli attori: tra il pubblico che esce dalla sala, qualcuno elogia Giancarlo Giannini e i tre giovani protagonisti, altri obiettano che i personaggi sono macchiette scontate, per di più tutti antipatici, al contrario di quanto accade in genere nelle opere di Virzì.
Chi voglia schierarsi con i pro o con i contro, ha tempo fino a domenica 18 per andare a vedere “Notti magiche” al Metropolitan. Quanto a noi, sarà che l’attesa era molta, che la qualità dei suoi film ci ha abituato male, che la miscela di giallo, commedia e autobiografia è impazzita come la maionese, ma ci uniamo decisamente ai delusi. Un po’ con la coda tra le gambe, in quanto ammiratori di Virzì della prima ora. Ma se anche Omero talvolta sonnecchia, come diceva Orazio, a maggior ragione potrà farlo Paolo. –
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