Il Tirreno

record di abbonamenti al metropolitan 

«Piombino che ama il teatro con stagioni da grande città»

Cecilia Cecchi
«Piombino che ama il teatro con stagioni da grande città»

Storie e ricordi di Pablo Gorini ex docente del liceo ed ex assessore alla cultura che domenica in biblioteca inaugura il ciclo d’incontri prima dello spettacolo

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PIOMBINO

La passione per il teatro oltre i problemi, e fa notizia. Il caso del record di abbonamenti per la stagione al Metropolitan: campagna chiusa con la vendita di 664 carnet contro i 660 del 2017. Soddisfazione per gli organizzatori, Comune e Fondazione Toscana Spettacolo, condivisa da chi ha sempre avuto, città e teatro, partner della vita. «Può sembrare strano – commenta Pablo Gorini – che in una città in crisi demografica, economica, sociale, dove pure prospettive di ripresa sembrano remote, sia latente un simile livello di partecipazione: invece il numero sempre crescente degli abbonati dimostra un reale bisogno di cultura e per un pubblico sempre più esigente. Non si tratta più di status sociale e la Fondazione toscana spettacolo rende possibili prezzi sostenibili, contributi piccoli teatri e titoli all’altezza».

Pablo Gorini già professore di latino e italiano prima al liceo classico poi allo scientifico; assessore alla Cultura dal 1995 al 2004, due mandati con giunta Guerrieri: «Prima passione? Da sempre l’archeologia – aggiunge – ma al secondo posto c’è il teatro». Articoli, saggi: il suo è volontariato culturale che comincia nel 1966, visto che è tra i soci fondatori proprio dell’Associazione archeologica piombinese per proseguire ancora oggi con l’Unitre Piombino: ne è presidente da 10 anni.

Alla guida della tradizione consolidata d’incontri prima dello spettacolo alla biblioteca Falesiana.

«Questa settimana in via eccezionale – spiega – l’incontro prima dell’avvio della stagione con “Miss Marple” sarà di domenica non di sabato». Gorini, insieme al critico cinematografico e (altrettanto) docente di italiano e latino allo scientifico Fabio Canessa ad Alessandria: giurati del premio “Emanuele Casalini” per le carceri.

Mai attore ma con passato da cantante «di band come “I neutroni” e “Wat 2000”. Mio cavallo di battaglia, “Yesterday” versione Ray Charles – sorride Gorini –. In città c’è sempre stata e c’è ancora tanta voglia di cultura; la sala della biblioteca, circa 35 posti, sempre piena; età media 55-60 anni, una parte signori e signore Unitre affezionati a teatro e musica, più tanti cittadini non iscritti ad associazioni. E l’età si abbassa, soprattutto ragazze. Assortimento notevole, chi per la prima volta si avvicina al teatro e molti ex docenti. La cosa più stimolate è proprio il dibattito che si crea al di là del riferimento all’opera che introduco inizialmente, soprattutto per i classici. La stagione di Piombino – spiega – mi aiuta nelle mie vesti di insegnante perché ci sono titoli importanti come “I Miserabili” di Hugo o “Il Tartufo” di Molière. Interessante già questa versione inedita di “Miss Marple”, con Maria Amelia Monti. Ci vorranno tutte le capacità mimetiche di un’attrice, una bella donna, di età non avanzata per incarnare la tipica vecchietta inglese».

Primo spettacolo, il 13 novembre. «Ho perso il conto degli anni che sono abbonato – prosegue il professore –. Si parte da lontano, dalle stagioni gestite dalle Acciaierie fine anni Sessanta, tra Odeon e Metropolitan. Quando in tutta Italia il teatro era al massimo splendore. In scena tutti i grandissimi: Gassman, Fo, Gaber, Albertazzi e Anna Proclemer. La stagione è sempre stata all’altezza dei cartelloni delle grandi città e c’era un forte seguito. In modo retrospettivo ho avuto il dubbio che allora partecipare avesse valenza sociale... in quegli anni contava parecchio di più, Piombino era per reddito pro capite la seconda città d’Italia dopo Milano. Poi la gestione è passata all’ammistrazione che ha potuto contare sulla proprietà di un teatro che ricordiamocelo è da grande città; ora ha una fila in meno ma aveva 900 posti, a Grosseto ne hanno 600. Sempre programmi di qualità, con dei record. Di quando ero assessore ricorda due cose. Quando si apriva la campagna abbonamenti, nel più totale caos, persone dormivano in macchina vicino all’ingresso per riuscire ad accaparrarsi i posti migliori. A fine Novanta abbiamo deciso la riconferma degli abbonamenti, eliminando ressa e qualche litigio. Nei primi anni Duemila riuscimmo nella stessa stagione a mettere in scena due eventi clamorosi: “Jesus Christ Superstar” e “Sister Act” con tifo calcistico. Persone che si accalcavano e pretendevano biglietti gridando “ma lei non sa chi sono io”, fenomeni di bagarinaggio... cose che avevamo scordato. Da allora, l’onda lunga che ci ha portato ai validi risultati di oggi; ancora più consolante il successo meno scontato della stagione concertistica iniziata negli anni Novanta quando i quasi 50 musicisti dell’Ort si trovavano a suonare per una platea mai di 100 spettatori, mentre ora sono 5-600. Risultato di un’educazione al teatro e alla musica colta, legato pure al concorso “Etruria classica”, all’alto livello di giovanissimi musicisti e alle loro seguitissime performance estive». –



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