Toscana
Lacona, le dune gioiello della biodiversità ferite a morte dalla furia della mareggiata
La spiaggia sembra un teatro di guerra tra bioreti e protezioni in legno demolite. Sammuri: «È quasi tutto da rifare»
LACONA. I bulbi dei gigli di mare sono all’aria aperta, sradicati dalla forza del mare. Le protezione in biorete in larga parte demolite, le strutture e le staccionate contro l’erosione costiera distrutte. Sembra un teatro di guerra. E invece è l’aspetto delle dune di Lacona, simbolo della biodiversità in una delle spiagge più amate e frequentate dall’isola.
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La mareggiata di lunedì ha assestato uno schiaffo pauroso alla costa elbana e a Lacona e ha praticamente azzerato quanto ottenuto in questi anni, con la realizzazione del sistema di protezione della vegetazione dunale grazie ai fondi comunitari e al progetto Resto con life. La violenza anomala del maltempo di questi giorni ha violato il luogo della conservazione e dell’ambientalismo dell’isola. Una ferita dal forte valore simbolico, che va ad aggiungersi alla miriade di danni causati sia al pubblico sia ai privati di questi giorni.
Le dune colpite, quasi azzerate dall’impeto del mare, rappresentano l’ultimo esempio di sistema dunale dell’arcipelago toscano. Per questo motivo il Parco, sulla scia di una veemente protesta ambientalista (nacque il comitato Amici delle dune e si paventò l’ipotesi di un azionariato popolare) decise di acquistare gli immobili dell’ex Essenza, posti a mote della spiaggia, per evitare che quell’area chiave per la salvaguardia naturale dell’isola, potesse cadere in mano ai privati.
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La transazione si chiuse alla fine del 2014 con il passaggio degli immobili, trasformati in un centro di educazione ambientale, per 1,6 milioni. Negli anni successivi, sulla spiaggia, il parco ha costruito con i finanziamenti comunitari un sistema di protezione per salvare la spiaggia dall’erosione e dalla “pressione” dei bagnanti, in modo da agevolare la crescita della vegetazione dunale. In questi anni la rinascita dei gigli di mare sembrava un miracolo. Ma, a volte, quello che la natura dà, la natura toglie. «La mareggiata – racconta il presidente del Parco Giampiero Sammuri – ha distrutto moli e pontili, immaginate cosa può aver fatto ai gigli di mare e alle dune naturali. La sabbia accumulata a monte della spiaggia grazie alle protezioni è stata portata via dal mare. Forse non tutto è da rifare, ma è evidente come il sistema di protezione sia quasi del tutto compromesso. Senza le protezioni realizzate con Resto con Life, il danno sarebbe stato ancora peggiore».
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«Abbiamo fatto dei sopralluoghi – aggiungono dal Parco nazionale – da cui è emerso che ci sono interventi immediati che si possono fare subito (una grondaia e un albero caduti nei pressi del centro di educazione ambientale) ma che il sistema di protezione è da rifare completamente. Gli uffici stanno lavorando per sistemare nell’immediato quello che è fattibile e per riprogettare e riassegnare i lavori con i tempi dettati dalle procedure di legge. Gli habitat presenti nel sistema dunale comprendono specie altamente specializzate e di grande interesse, la maggior parte di questi habitat sono presenti, considerando tutto l’arcipelago toscano, solo all’Isola d’Elba sulla spiaggia di Lacona e vanno protetti». —
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