Il Tirreno

LA VERTENZA aferpi 

Conto alla rovescia, se salta la “cassa” sciopero a oltranza e presidio in fabbrica

Cristiano Lozito
Conto alla rovescia, se salta la “cassa” sciopero a oltranza e presidio in fabbrica

Ieri in assemblea è passata la linea di Fim, Fiom e Uilm. Si attende una risposta dal Mise, lunedì incontro con Azzi

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PIOMBINO. È un conto alla rovescia quello è partito ieri alla acciaierie Aferpi: in un’assemblea più affollata del solito nonostante la giornata festiva, è passata la proposta del sindacato che prevede assemblee in fabbrica oggi, in attesa di una risposta del Governo alle richieste formulate mercoledì al Mise sugli ammortizzatori sociali, e di un incontro lunedì con l’amministratore delegato di Aferpi, Fausto Azzi.

Lunedì è appunto l’ultimo giorno utile, se non ci saranno risposte positive sulla richiesta di agganciarsi in qualche modo al decreto appena sfornato dal Governo sulle coperture sociali, stavolta ci sarà sciopero a oltranza e presidio delle portinerie.

Un tipo di protesta che non si ricorda dai tempi della privatizzazione dello stabilimento, ma considerato irrinunciabile anche dai confederali, che hanno visto la loro proposta approvata dalla stragrande maggioranza dell’assemblea, escluso Camping Cig, che avrebbe voluto partire subito con la mobilitazione.

Un modo per prendere tempo in attesa che a livello politico qualcosa si muova dopo il blitz di mercoledì al Mise che è valso quanto meno un confronto col capo dell’unità di crisi del Mise, Giampietro Castano, che prevedibilmente relazionerà prevedibilmente a Giorgio Sorial, vicecapo di gabinetto del dicastero guidato da Luigi Di Maio.

Ma è anche una necessità per i sindacati quella di confrontarsi con i lavoratori in assemblea (mensa del lam1 9-10 primo turno e turno spezzato, 21-22 secondo turno, 22-23 terzo turno, 10,30-12 per tutti gli altri al consiglio di fabbrica) per cercare di ricostruire l’unità, minata da una situazione che ha prodotto al contrario la divisione tra chi sta lavorando – quelli del treno rotaie – e tutti gli altri.

Mercoledì, giornata di sciopero, questa situazione è stata evidente in modo plastico, quando mentre 3 pullman con 130 lavoratori partivano per Roma, allo stesso tempo al tpp si è lavorato regolarmente.

Ieri anche di questo hanno parlato i segretari e i coordinatori rsu di Fim, Fiom e Uilm, cioè della necessità di rinsaldare il movimento facendo intendere che il problema è di tutti allo stesso modo. Perché non c’è solo il rischio di perdere l’integrazione salariale della cig “speciale”: infatti se non succede qualcosa di nuovo, da subito rischiano di non riscuotere la cassa integrazione i lavoratori di Piombino Logistics e a seguire tutti gli altri. Ecco perché per Fim, Fiom e Uilm di fronte a una situazione così pericolosa servono consapevolezza e decisioni il più possibile condivise per azioni di protesta importanti quanto impegnative.

Se l’obiettivo del sindacato è quello di mettere in sicurezza i lavoratori il più a lungo possibile visti i tempi del piano Jindal, c’è preoccupazione anche riguardo al rispetto degli impegni presi dal nuovo proprietario dell’azienda. Si sa infatti che il treno rotaie non avrà la continuità prospettata e che anzi si fermerà a breve, la ripartenza del tve è slittata intorno al 20 di questo mese, del tmp di parlerà l’anno prossimo.

Invece, al di là della questione contingente, i sindacati hanno chiaro che gli ammortizzatori comunque non potranno durare in eterno: per uscire da questa situazione serve lavoro, e Jindal deve essere incalzato perché acceleri nei progetti al centro del suo progetto. —




 

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