Toscana
Si recuperano i resti del pontile della Vigneria «Perché non ricostruirlo?»
RIO MARINA«Si procede per priorità. Prima la condizione in cui versano i due porti del nostro versante, poi l’Autority interverrà nel recupero del pontile di ferro di Vigneria». Lo ha affermato ieri...
RIO MARINA
«Si procede per priorità. Prima la condizione in cui versano i due porti del nostro versante, poi l’Autority interverrà nel recupero del pontile di ferro di Vigneria». Lo ha affermato ieri il primo cittadino di Rio Marina, Marco Corsini. Ma una cosa è certa: il pontile (o quello che rimane di lui) non resterà così adagiato sul fondale come lo hanno ridotto i marosi. «Non rientra nelle nostre competenze – afferma Icilio Pisani, presidente del Cda del parco minerario e mineralogico di Rio Marina –. Per quello che concerne le nostre mansioni dobbiamo dire che avevamo segnalato a più riprese e in diverse occasioni la pericolosità e l’instabilità dell’intera struttura.Tutti sapevano che a un’altra mareggiata come spesso da queste parti accade, la struttura non avrebbe retto. Ma oltre alle parole non siamo andati ed è davvero un peccato che lo si sia lasciato così a morire». È caduto l’ultimo baluardo delle miniere di ferro di Rio, così lo avevano battezzato i minatori e gli operai dell’officina che dopo la mareggiata del 22 dicembre 1979, lo avevano rifatto e aggiustato come si poteva vederlo fino a ieri. Da allora a oggi ha resistito a lungo, divenendo un po’ l’emblema di questa zona mineraria dell’Elba. «La struttura ha resistito a lungo alla furia degli elementi – ci ha detto il meccanico che ha contribuito alla sua realizzazione, Mario Verdura - grazie alle zampe di ferro ben ancorate sul fondale marino». Fino al 28 ottobre. Nel corso della nottata “il ponte d'oro”, come lo chiamavano gli “sviati”, i poderosi giovai riesi che avevano l'incarico di seguire ogni momento la caricazione, si è arreso al temporale. Ha alzato bandiera bianca. Ma mentre nel ’79 gli operai dell'officina lo rimisero in piedi consentendo così il trasferimento nelle stive delle navi 800 tonnellate all’ora di minerale elbano, questa volta ci troviano davvero ai titoli di coda. All’epoca così chiosava lo storico elbano Giuseppe Leonardi: «Sulle miniere – concludeva - si addensavano nubi scurissime. Altre burrasche più dirompenti delle mareggiate erano segnalate dal barometro». Fu profeta. La miniera fu abbandonata nel 1981 e la concessione dismessa nel 1992 . «Si potrebbe pensare – lancia la proposta Icilio Pisani – a ricostruirne un fac simile. A futura memoria dell’attività siderurgica millenaria dell’Elba». Il dado è stato tratto. Ora la decisione spetta all'Autorità portuale di Livorno. —
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