Gioco
Aferpi, all’esame del Governo il futuro degli ammortizzatori
Al Mise i segretari di Fim, Fiom e Uilm ricevuti da Castano, capo dell’unità vertenze Oggi alle 14,30 assemblea al consiglio di fabbrica in attesa di una risposta da Roma
PIOMBINO
Il confronto col Governo sul tema degli ammortizzatori sociali è avvenuto al Mise ma per interposta persona: è stato infatti Giampietro Castano, responsabile della gestione dell’Unità vertenze imprese in crisi del Mise, a ricevere ieri mattina al ministero i segretari di Fim, Fiom e Uilm.
Castano del resto è l’uomo che conosce più di ogni altro la vertenza piombinese in ogni sua piega: ieri ha registrato le preoccupazioni del sindacato riguardo alla copertura degli ammortizzatori sociali e alla lettura del nuovo decreto, spiegando che si farà portavoce di questi temi col vicecapo di gabinetto, Giorgio Sorial, ieri assente perché impegnato a Genova.
In queste ore o al massimo domani c’è l’impegno a dare una risposta a Fim, Fiom e Uilm non solo sulla copertura economica della cig “speciale” ma più in generale sulla continuità dell’ammortizzatore sociale. I sindacati hanno convocato per oggi alle 14,30 l’assemblea dei lavoratori nei locali del consiglio di fabbrica.
Perché è chiaro – come del resto è già stato detto ai lavoratori nell’assemblea di lunedì – che il sindacato è pronto, se da Roma non arriveranno risposte positive, a scioperi a oltranza e assemblea permanente.
Questo in sintesi hanno spiegato i tre segretari all’uscita del Mise, ai 130 lavoratori arrivati con loro a Roma su tre pullman.
Lorenzo Fusco, segretario Uilm ha sostenuto che «va apprezzata la volontà del Governo di entrare nel merito per cercare soluzioni che riguardino non solo i prossimi tre mesi, ma la copertura dell’intero 2019. Oggi però è corretto dire che non siamo usciti con una risposta definitiva, ma con l’impegno di fare una valutazione per verificare se queste soluzioni potranno essere applicabili. Come abbiamo ribadito nell’assemblea di lunedì – ha proseguito – non siamo disponibili a far perdere ulteriore salario ai lavoratori ed è per questo motivo che non firmeremo la cassa integrazione in deroga che l’azienda ha intenzione di attivare, sapendo inoltre che abbiamo ancora 13 mesi e mezzo di cassa integrazione ordinaria, più i vari istituti maturati finora».
«Il tema in ballo non è solo quello della parte economica – ha detto Davide Romagnani, segretario della Fiom – ma anche quello dell’ammortizzatore sociale che deve accompagnare il piano industriale alla ripresa del lavoro per tutti i dipendenti dello stabilimento piombinese».
Anche Romagnani ha ritenuto «apprezzabile la volontà del Governo di entrare nel merito. Le nostre richieste, nel caso trovassero risposte positive, ci impongono con nettezza di spingere l’azienda ad accelerare sul piano industriale, coinvolgendo l’intera popolazione dello stabilimento, affinché con la strumentazione ordinaria di possa camminare sulle nostre gambe fino al completamento del piano industriale».
Anche Fausto Fagioli, segretario Fim, ha raccontato il carattere interlocutorio dell’incontro, sostenendo che «il fatto positivo è che finalmente si è parlato di fatti concreti, rimettendo al centro la vertenza piombinese».
Polemica invece l’Uglm, che non è andata a Roma con le altre organizzazioni, perché la protesta contro il Governo «avrebbe avuto valore se le istanze fossero state legate a tematiche precise, si parlasse di “lavoro” ma soprattutto di bonifiche e smantellamenti. Perché se l’argomento fosse solo l’ammortizzatore allora prima di chiamare i lavoratori a protestare sarebbe stato utile approfondire altri aspetti. In primo luogo: sono terminate, per una cattiva gestione aziendale, le ore dell’ammortizzatore, in scadenza il prossimo dicembre. Per assurdo ci risulta un disavanzo sui soldi finanziati per quello strumento, risorse ormai destinate. Per quale motivo queste non possono essere utilizzate per terminare il periodo gia’autorizzato e che fine faranno?».
«Il nuovo decreto, uscito da pochi giorni – prosegue l’Uglm – prevede che per accedervi un’azienda abbia esaurito tutti i periodi di ammortizzatori. Per Aferpi questo requisito non sussiste. Infatti ci sarebbero altri 13/14 mesi e oltre a questo strumento la possibilità di ricorrere anche ai 12 mesi per le aree di crisi complessa. Forse questi aspetti meritavano un approfondimento tecnico e solo allora si sarebbero potute condividere forme di protesta». —
CLOZ
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