Il Tirreno

reparto maternità sempre più a rischio 

Oltre alle troppe culle vuote mancano pure i ginecologi

Valeria Parrini /
Oltre alle troppe culle vuote mancano pure i ginecologi

Graduatoria Asl con 6 medici, nessuno dei quali disponibile a venire a Villamarina La soglia dei 500 parti necessari per restare in piedi, è lontanissima. Siamo a 196 

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Una graduatoria Asl con 6 ginecologi, nessuno dei quali disponibile a venire a Villamarina. Dove di queste figure professionali ne mancano 3. Fonte, la Uil Funzione pubblica. Per la quale lo spauracchio dell’Elba funzionerebbe da deterrente.

Non è un problema da poco. E non è l’unico. Perché mentre nella popolazione torna a farsi spazio un’azione di difesa del punto nascita – è di questi giorni una mostra fotografica itinerante proposta dal comitato “Lasciateci nascere a Piombino” – cresce la consapevolezza che non basti la richiesta regionale di una deroga al ministero per evitare il taglio. I numeri non aiuteranno neanche quest’anno e la soglia dei 500 parti necessari per restare in piedi, è lontanissima. In questi giorni siamo a 196, 25 in meno rispetto allo stesso periodo del 2017, anno nel quale il totale raggiunse i 309.

«Più o meno le cifre restano quelle», commenta il primario Ambrogio De Nardo sottolineando che di andamento generale si tratta e che Piombino non fa eccezione. Invita anche a ricordare che una eventuale soppressione includerebbe una attività ginecologica rilevante.

Cosa ne sarà del reparto maternità dovrebbe essere più chiaro tra qualche giorno. La direzione generale si è impegnata ad incontrare i sindacati per una verifica mentre in alcuni ambienti si continua a ritenere praticabile il taglio di maternità a vantaggio di emodinamica.

Secondo la Uil Funzione pubblica il punto nascita può e deve rimanere attivo. Ma servono urgentemente almeno 2 ginecologi. Che non si trovano. «L’alternativa c’è ed è praticabile. Se ospedale unico Cecina-Piombino è, che si proceda, dove si presentano problemi come questo, ad una organizzazione del lavoro unica, con equipe uniche», afferma Paolo Camelli.

Mantenere il reparto implica garantire sicurezza e sarebbe inaccettabile, per il sindacalista, assistere ad una chiusura motivata dalla impossibilità di autorizzare l’accreditamento. «Procedura per la quale – afferma – il numero dei parti non è nemmeno tra i requisiti più importanti».

Da qui la necessità di rendere credibile qualsiasi richiesta di deroga garantendo investimenti nella guardia attiva H 24, ginecologica e pediatrica.

La messa in rete delle professionalità porterebbe il totale dei ginecologi a quota 13 (9 a Cecina e 4 a Villamarina). «Aggiungendone due potremmo avere un’unità operativa unica, più completa e funzionale, calibrata su entrambi i territori. Da ricordare che il consultorio di Piombino, con soli 4 medici, ha dimezzato l’attività».

Resiste la percezione netta della difficoltà a far arrivare professionisti qua, e più in generale in tutte le aree periferiche dell’Azienda, Elba in testa. Problema che il sindacato chiede sia affrontato solo con una risposta forte e credibile. Pena la condanna di interi territori ad un rapido impoverimento di servizi.

«Abbiamo voluto l’ospedale unico delle Valli Etrusche. Ereditiamo una integrazione delle strutture a direzione unica in ambiti diversi. Ora – chiude Camelli – serve rapidamente completare il sistema dei servizi a Direzione Unica e dotare l’ospedale unico di Unità Operative nuove tra cui Urologia, Pneumologia, Diabetologia, Cord». –

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di Redazione web