Il Tirreno

oggi L’assemblea 

Rimateria, il 30% va a Unirecuperi Caramassi lascia, arriva Carnesecchi

Cristiano Lozito
 Rimateria, il 30% va a Unirecuperi Caramassi lascia, arriva Carnesecchi

Alla presidenza sale il direttore amministrativo col compito  di traghettare l’azienda al completamento della privatizzazione

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PIOMBINO

Oggi l’assemblea dei soci di Rimateria voterà il passaggio del 30% delle quote a Unirecuperi, la società emiliana che si occupa di intermediazione nello smaltimento dei rifiuti, trattamento rifiuti speciali, bonifica e messa in sicurezza di siti inquinati. Se oggi non ci saranno sorprese l’atto verrà poi formalizzato dal notaio giovedì prossimo.

Sarà l’ultima assemblea presieduta da Valerio Caramassi, che come più volte annunciato lascerà la carica per la pensione: a sostituirlo, salvo sorprese, sarà il direttore amministrativo Claudia Carnesecchi, prevedibilmente col compito di traghettare l’azienda verso il completamento della privatizzazione. Un compito che si dovrebbe protrarre almeno fino ai primi mesi dell’anno prossimo. Dopo la cessione del 30% a Unirecuperi (che ha pagato due milioni e 661mila euro), attualmente è in corso la procedura di evidenza pubblica per la vendita di un altro 30% a una somma presumibilmente simile a quella pagata da Unirecuperi.

Caramassi lascia dunque dopo tre anni di fuoco, tra sequestri e dissequestri della discarica, attacchi dei comitati e delle opposizioni politiche ai governi locali Pd che hanno sostenuto il progetto Rimateria: il debito Asiu di oltre 20 milioni è dimezzato, la cessione della maggioranza ai privati decisa nel 2016 porta soldi in cassa per avviare gli altri progetti finalizzati al risanamento economico dell’azienda e alla messa in sicurezza delle aree adiacenti alla discarica di Ischia.

Ma sul progetto, che nella sua interezza prevede anche investimenti impiantistici, pesa non solo la richiesta di referendum del Comitato per la salute pubblica, ma anche il dissenso crescente – dimostrato dalla partecipazione alla manifestazione di sabato – rispetto allo sviluppo della discarica.

Su tutta la questione dei rifiuti aleggia poi il futuro siderurgico della città con al centro i piani di Jindal. Nei giorni scorsi il presidente Fausto Azzi ha spiegato al Tirreno che «l’azienda ritiene fondamentale avere la possibilità di usare un impianto di prossimità per il trattamento degli scarti industriali».

Frase raccolta con interesse da Rimateria secondo cui «le dichiarazioni di Azzi al Tirreno confermano una volta di più – si legge in una nota – quanto avere un sistema di messa in sicurezza dei rifiuti industriali vicino alle aziende, sia vitale per le loro attività. D’altra parte, lo stesso Azzi lo ribadisce, questo è un passaggio contenuto nell’Accordo di programma che Jindal ha sottoscritto. La partita del trattamento e dei rifiuti delle industrie è uno snodo decisivo sul quale poggia la possibilità che le acciaierie tornino a produrre e a dare lavoro».

Per Rimateria vale la pena ricordare «che quell’accordo ha ottenuto non solo il placet delle istituzioni nazionali e regionali, ma è stato salutato con soddisfazione da tutte le forze politiche e sindacali piombinesi. L’assenza di un piano di rifiuti chiaro e ben strutturato creerebbe un vulnus pesante all’intera operazione di Jindal. Non solo: Azzi fa intendere chiaramente che gli impianti di Rimateria sono funzionali ai piani produttivi di Jindal. I due piani industriali sono non solo contigui ma appaiono oggi integrati. Rimateria, infatti – è la conclusione – opera nella stessa ottica e con identiche motivazioni mettendosi al servizio di centinaia di attività produttive della Val di Cornia offrendo a esse garanzie di rispetto delle leggi». —



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