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Parco di Punta Falcone, domenica alla riservetta il filo della memoria dalla guerra alla natura
l’INIZIATIVASettecento i visitatori in un giorno e mezzo di apertura del rifugio antiaereo sotto il Castello. Tante persone che non ce l’hanno fatta a vedere dove i cittadini cercavano si salvarsi...
l’INIZIATIVA
Settecento i visitatori in un giorno e mezzo di apertura del rifugio antiaereo sotto il Castello.
Tante persone che non ce l’hanno fatta a vedere dove i cittadini cercavano si salvarsi dalle bombe (lì anche con conseguenze drammatiche) durante la Seconda guerra mondiale. Moltissime richieste per poter veder questo o gli altri rifugi ancora esistenti in città; almeno per le gallerie sotto il Rivellino questo sarà possibile grazie al progetto già finanziato che prevede la sistemazione di piazza Verdi.
Intanto si può continuare a seguire il filo della memoria grazie al museo diffuso, ovunque a Piombino. Domani sarà possibile visitare la riservetta 3 del Parco di Punta Falcone. Opportunità in qualche modo “promessa” da Gianpiero Vaccaro studioso, appassionato di storia, “cicerone” sotto il Castello e pure al nel direttivo dell’associazione “Microcosmo” (che cura il parco di Punta Falcone): «Dalle 9 alle 13,30 – spiega Vaccaro – è prevista l’apertura straordinaria della riservetta numero 3 della batteria costiera Sommi Picenardi».
Siamo nel cuore del Falcone, il fortino racconta di guerra sbucando dalla vegetazione qui come a Montemazzano: è la Piombino degli anni Venti tra le location d’interesse marittimo nazionale, dove è stata la regia marina a tracciarne le linee difensive.
«Le batterie contraeree a Piombino erano quattro – racconta Vaccaro – La 190 al Semaforo, sopra la collina di Montevento, all’ingresso del porto. La 191 a Montemazzano (Quattro pini), aperta e ben conservata. 207 a Montecaselli, poggio che “controlla” Cotone-Poggetto. 208 a Poggio al Molino a Baratti (parco Villa del Barone). Le postazioni del Falcone sono antinave, batteria Galeazzo Sommi Picenardi, senza numero».
Punta Falcone, fin dall’antichità sede di postazioni militari per controllo e difesa costiera. Ora una piccola lapide ai Caduti all’ingresso del parco. Lungo il percorso tabelloni che spiegano le caratteristiche entomologiche, geologiche, botaniche. Poi c’è il capitolo storico-militare. Se ne occupa “Microcosmo” anche da prima che diventasse parco; sempre solo volontariato.
Alla riservetta 3 dunque (l’unica visitabile su 5) si possono riscoprire fatti della Seconda guerra mondiale attraverso reperti originali e cartelloni. Pure quello che, in tutte le scuole della Repubblica, per anni ha invitato i ragazzi a non toccare le bombe inesplose, pena la vita (e tra i nati degli anni Cinquanta, ogni mattina, ne spaventava parecchi...).
«Stavolta – sottolinea Vaccaro – abbiamo preparato un nuovo allestimento sia per i reperti che per i documenti».
Possibile “seguire in diretta” la ricostruzione della funzione militare di Punta Falcone. Questo grazie a materiale, tramite gli archivi nazionali militari, della Marina e dell’Esercito, su cui Vaccaro ha lavorato per anni raccogliendo un nutrito numero di documenti storici.
«Una ricostruzione inedita – spiega ancora Vaccaro – della vita e degli eventi degli ufficiali e dei soldati di stanza qui durante gli anni cruciali della guerra e dell’armistizio». Validi contributi alla memoria e alla conoscenza del territorio, della città e della storia, che non è poi così lontana. –
CECILIA CECCHI
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