Il Tirreno

Tradito proprio da quel cuore così grande: Luca Sarri ucciso da un infarto nel sonno

Alessandro De Gregorio
Tradito proprio da quel cuore così grande: Luca Sarri ucciso da un infarto nel sonno

Aveva 59 anni ed era l’immagine dello sportivo, ma era stato già operato due volte. La tragedia sotto gli occhi della moglie

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PIOMBINO. Lo ha sconfitto a tradimento proprio quel cuore così grande, così generoso ma anche così provato. Luca Sarri è morto nel sonno, ieri notte, stroncato da un infarto.

È morto nel suo letto, sotto gli occhi della moglie Daniela Dell’Amico e della loro figlia più piccola. La più grande ha appreso la tragica notizia a Torino, dove vive e studia. Lo ha saputo in diretta anche la sorella, Maurica, e velocemente tutti quelli che lo conoscevano. Che gli volevano bene. Ed erano in tanti.

Impiegato alla Magona, Luca aveva 59 anni ma ne dimostrava una quindicina meno. Era lo sport fatto persona. Non c’è disciplina che non abbia praticato nella sua vita, dal calcio al calcetto, dal rugby al tennis, dal cross alla mountain bike. Ma la sua grande passione era il mare, la vela, soprattutto il windsurf. Nei giorni scorsi aveva partecipato alla Windsurf Grimaldi Cup, in Sardegna. Sulla propria bacheca Facebook aveva scritto: «Siamo già al 44° campionato e ho ancora voglia di regatare...».

Perché Luca non lo potevi tenere fermo. Ci hanno provato in famiglia, quando il cuore ha cominciato a far suonare l’allarme. Una decina di anni fa Luca era stato sottoposto a un intervento chirurgico a Pisa, già allora i medici gli consigliarono di condurre una vita più sedentaria. Niente da fare. «Su una poltrona io non ci sto», ripeteva alla moglie, alla sorella, a chiunque si preoccupasse per lui. Quattro anni fa un nuovo intervento. Il tempo di rimettersi in piedi e Luca aveva ricominciato a surfare, ad andare in barca, a nuotare. E ad allenare i bambini. Lo faceva da alcuni anni al Salivoli calcio e lo ha fatto anche lunedì. Era felice, gli piaceva insegnare: che fosse surf o calcio o qualunque altro sport. Gli piaceva inculcare nei ragazzi i valori dello sport. Quelli veri. E amava cimentarsi in prima persona, l’adrenalina lo faceva sentire bene.


Domenica scorsa, racconta tra le lacrime la sorella, era andato al mare con lei a Carlappiano. «Faccio un tuffo», aveva detto. In pratica aveva nuotato per un’ora abbondante. Non c’era verso di tenerlo fermo. Dovevi far fatica a pensare che avesse problemi di cuore, con quel fisico brevilineo, asciutto e potente, due pettorali così. E quell’entusiasmo incontenibile, quella risata contagiosa. Alla fine pensavi che, ma sì, i medici esagerano.
E così anche lunedì Luca è andato a Salivoli, a guardare il suo mare. Poi al campo di Calamoresca, per il primo allenamento dei suoi piccoli calciatori. E poi a casa, a Montemazzano. A cena e a letto. Il suo mondo fantastico era questo: lo sport, la famiglia, gli amici. Chissà a cosa pensava quando si è addormentato, magari a una regata o a un esercizio atletico da far fare ai suoi ragazzi.

All’una la moglie lo ha sentito respirare con affanno. Ha provato a svegliarlo, ma non ce l’ha fatta. Ha tentato di rianimarlo, ha chiesto aiuto al 118, ma è stato tutto inutile. Quel cuore grande ha smesso di battere per sempre.
 

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