Il Tirreno

PIOMBINO SOTTERRANEA

La carica dei cinquecento alla scoperta del rifugio

di Cecilia Cecchi
Uno scatto dalla seconda domenica di visite al rifugio sotto il Castello di Piombino
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Uno scatto dalla seconda domenica di visite al rifugio sotto il Castello di Piombino

Dopo i 200 visitatori del primo giorno, il successo del test di “museo diffuso” Vaccaro: «Tanti i testimoni emozionati della notte del bombardamento»

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PIOMBINO. Ultima domenica di sole e mare prima dell’inizio della scuola. Ma se il primo giorno valido per ri-scoprire l’unico rifugio della Seconda guerra mondiale, sotto il Castello, aveva visto in fila ben più delle 200 persone entrate, stavolta “Piombino sotterranea” è stata vista da qualcosa come 500 visitatori.
Numeri che segnano il definitivo successo di questo test di “museo diffuso” che la città può offrire. Quanto mai necessario, per l’amministrazione, provvedere a un piano di recupero e valorizzazione anche di queste aree così legate alle memoria recente: i rifugi rimasti sono oltre una quarantina compresi Castello, Rivellino, ex Ipsia, piazza Bovio, piazza Dante, Palazzo Appiani....

 

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Visite al rifugio del Castello tra le iniziative programmate per celebrarne la ricorrenza della realizzazione insieme al 75° della Battaglia di Piombino (10 settembre 1943). «Una famiglia – ricorda Gianpiero Vaccaro studioso e appassionato, come sempre “cicerone”, che per mesi si è impegnato nell’organizzazione insieme al quartiere Porta a terra – ha ritrovato la scritta del nonno, persone anziane hanno voluto rivedere il rifugio della loro infanzia condividendo i ricordi, con grande commozione dei presenti. Bruna aveva tredici anni ed era la figlia della lattaia. Francesco ne aveva venti e faceva il carabiniere. Le sorelle Cecchi abitavano nel palazzo dell’Ilva e avevano una panca tutta loro, nel rifugio – prosegue –. C’era chi quella notte andò da un’altra parte e si salvò... Insieme – dice – anche per ricordare i 41 nostri concittadini che qui hanno perso la vita durante la violentissima incursione aerea della Royal Air Force. Mentre c’era chi dormiva sulle gambe della mamma, quando arrivò la bomba, e chi la mattina dopo rivide la luce del sole come una nuova rinascita. Pure i bambini ascoltavano rapiti i racconti, nella galleria, alla luce delle torce. Riccardo Pellegrini spiegava con voce sempre più sicura e Walter Calvi a scattare foto. I piccoli Mattia e Pietro – sottolinea – che suonavano la sirena e controllavano le lampade, come ragazzi grandi. Marianna Pinna, Silvia Gianfaldoni, Daniele Pasquinelli che mandavano i gruppi. Poi c’era tanta altra gente. Tantissima. Tantissime storie, vecchie e nuove, in qualche modo intrecciate tra loro».

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Un’emozione che si trasmette anche fuori dalle gallerie. E ora? «Non credo che il rifugio possa essere riaperto prima del prossimo anno – risponde Vaccaro –, nonostante le moltissime richieste. Da considerare che il passaggio da piazza Umberto Primo è gentilmente concesso dai residenti». Pronta all’uso c’è la riservetta di Punta Falcone con foto storiche e cimeli. «Ci stiamo organizzando – assicura Vaccaro – per una visita prima di fine mese, visto che moltissime persone ci hanno chiesto anche della batteria Picenardi. Nelle prossime settimane arriveranno nuove bacheche e rifaremo il look dell’esposizione. In tanti ci hanno domandato la possibilità di visitare altri rifugi, in particolare quello recentemente riscoperto in piazza Dante. Non credevo ci fosse tutto questo interesse e amore per la propria storia e territorio. Questo è molto bello e commovente e dimostra che la nostra comunità non è solo le lamentele dei social. Bene così...». Natura, storia, cultura e la differenza tra dire e soprattutto fare. –

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