Attenzione
Il presidente Mattarella e l'orgoglio di essere isola
Smontate le reti della pallavolo e le porte della pallamano, il campo della scuola Cerboni ha ospitato il gioco dell’istruzione: il Grande Allenamento alla vita, al lavoro e alla società
Smontate le reti della pallavolo e le porte della pallamano, il campo della scuola Cerboni ospita il gioco dell’istruzione: il Grande Allenamento alla vita, al lavoro e alla società. Sopra e sotto i canestri della palestra dell’istituto, questa volta, rimbalzano parole. E la prima parola è sempre “isola”.
L’isola, con la sua potenza evocativa, la sua capacità di prestarsi come simbolo, la sua essenza identitaria, la sua problematicità, l’orgoglio, la storia. Sergio Mattarella è uomo insulare, non sfugge a queste suggestioni e anzi le vive in prima persona, nel suo percorso pubblico e interiore. Chissà se in questa scelta, aprire l’anno della scuola italiana all’Elba, il Presidente ha pensato anche al suo essere siciliano, alla definizione così complessa delle comunità collocate in mezzo ai mari, alla cultura del Mediterraneo come richiamo millenario e universale.
Certo la giornata a Portoferraio, i sorrisi e i silenzi, la cifra discreta eppure forte della prima storica presenza di un Capo dello Stato lasciano un segno, anzi una scia nel mare, di quelle visibili ma che non puoi ignorare, perché se non le segui puoi perderle. Rimbalzano parole, valgono per i temi nazionali, le emergenze sociali come il bullismo (ed è profondo, non banale il riferimento del Presidente a quando le angherie sono messe in atto dagli adulti, dai genitori); ma valgono anche per la comunità elbana, raccolta in questa palestra piena di anime giovani e di volti puliti.
In più di una voce – compresa quella del ministro Bussetti – affiorano i versi famosi di John Donne, che dall’Inghilterra del Cinquecento corrono fino a questa Italia e a questo tempo, cariche di significati ogni volta diversi: nessun uomo è un’isola. Perché il valore dell’inclusività non è più, oggi, un messaggio polveroso e risorgimentale; è un ponte da (ri)costruire, un ponte che sia moderno, che sia sicuro, e ogni riferimento allo strazio di Genova è tutt’altro che casuale. Bussetti parla della scuola come luogo «dove imparare a combattere i pregiudizi» e dove coltivare il valore supremo del rispetto reciproco. Ed è bellissimo che il patrimonio del rispetto trovi protezione in questa scuola, dove gli studenti preparano un cortometraggio d’animazione nel quale i bambini sono alleati degli alberi contro cemento e ciminiere.
Eppure oggi, in questa Portoferraio che per un giorno rappresenta tutta la nazione, c’è l’orgoglio di essere isola. Nessun uomo deve esserlo ma l’Elba sì, lo è e vuole esserlo, e alle istituzioni ha chiesto solo di esserlo senza penalizzazioni. Lo ha chiesto con la forza dei suoi talenti, con l’onore delle sue eccellenze; con le infografiche animate al computer, con i cori e le intelligenze, con l’accoglienza che ha portato qui un migliaio di giovani da tutta Italia, stringendo amicizie, costruendo ponti buoni. Lo ha chiesto senza gridare, con il rispetto che si impara a scuola. E lo ha chiesto al primo dei cittadini italiani. Un uomo che viene da un’isola. —
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