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Mattarella all'Elba: storie, curiosità e notizie inedite dell'isola
Benvenuti sll’isola dalle mille sorprese: chi sapeva che una banchina è dedicata agli emigrati elbani?
Lo sapevate che sette delle colossali colonne del Pantheon arrivano dall’Elba, precisamente da Seccheto? Sì. Perché l’Elba è rocciosa più che mai. Tanto che San Piero, sopra Marina di Campo, un tempo era piena di cave, mentre oggi ne sono sopravvissute solo alcune. Un’isola nell’isola, con eccellenze produttive del presente e del passato. Tracce del granito della Perla dell’Arcipelago toscano, in antichità, sono state trovate pure durante gli scavi del Quirinale, del Palatino e al Colosseo. Mentre uno studio tedesco parla perfino di alcune colonne “elbane” nella cattedrale di Aquisgrana, in Germania.
Sono tanti gli aspetti che la terza isola italiana nasconde dentro di sé. Alcuni solo curiosi, altri dalla fondamentale importanza storica. Ne è un esempio il granito, utilizzato più recentemente anche dai Pisani per abbellire il Duomo, il Battistero, San Michele in Borgo e San Frediano. Mentre i Medici – anche qui riemerge la storia, visto che nel 1548 Cosimo I de’ Medici ottenne da Carlo V l’incarico di difendere l’Elba e i traffici del mar Tirreno – lo hanno utilizzato per il Giardino di Boboli come base per l’altare di San Lorenzo e per la Cappella dei Principi.
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Ma l’Elba è anche l’isola delle leggende. Quella dell’Innamorata, una delle spiagge sotto Capoliveri, è splendida. Era il 1534 quando le coste dell’isola erano razziate dai pirati. Un giovane di nome Lorenzo, mentre aiutava i pescatori a mettere al sicuro alcuni beni di famiglia, proprio sulla spiaggia dell’Innamorata rimase folgorato da Maria. Da quella volta quel luogo incantato divenne il loro rifugio segreto.
Secondo la leggenda il 14 luglio i due avrebbero dovuto sposarsi, nonostante il parere contrario della famiglia di lei. Lorenzo arriva in anticipo, mentre Maria, dall’alto del sentiero, vede i pirati sbarcare da una scialuppa. I banditi accerchiano Lorenzo, il quale si batte contro di loro. Il ragazzo, ferito e prossimo alla morte, viene fatto prigioniero. Poi buttato in mare. Maria, riconoscendolo, in un ultimo e disperato atto d’amore si butta in acqua per salvarlo. Ma scompare. Di lei verrà ritrovato solo lo scialle, impigliato a uno scoglio. È per questo che la spiaggia capoliverese si chiama Innamorata.
Le leggende – ma quelle più moderne – narrano anche di gruppi di elbani trasferitisi in massa in Thailandia e in Australia. Ed è vero. Al porto di Portoferraio, anni fa, è stata anche inaugurata una banchina, dedicata agli «elbani nel mondo». Che effettivamente sono tanti. Un po’ fuggiti dalla crisi, andando a cercare fortuna altrove, mentre altri – d’inverno, finita la stagione turistica – hanno iniziato a scoprire il Sud-est asiatico, la Thailandia in particolare, investendo anche soldi e comprando le case per svernare nei mesi più freddi dell’isola. Utilizzando i soldi della vecchia “disoccupazione”, l’assegno pensato per dare un reddito a chi lavora solo per parte dell’anno.
Per chi resta, invece, d’inverno cambia tutto. Portoferraio è senza dubbio il comune principale dell’isola. D’inverno, il sabato sera, ne è il fulcro. Tutti i giovani si ritrovano lì, in Calata. D’estate, invece, c’è meno turismo che negli altri posti. Marina di Campo, Capoliveri, Porto Azzurro e Marciana Marina, con le loro bellezze, attraggono di più. Così Portoferraio, con la sua storia, diventa una delle tante mete. Non l’unica meta. Normalmente gli alunni, come i lavoratori, nelle mattine dell’anno la prendono d’assalto. Chi vive dalla parte opposta, ad esempio a Cavo, è lontanissimo. Eppure, grazie a un battello veloce che prima era un aliscafo, arriva molto prima di chi abita più vicino e viaggia in macchina o in pullman. Perché le strade sono tortuose, ma via mare si fa in un attimo. È la legge dell’isola.
Un’isola che in cielo è attraversata da centinaia di rotte ogni giorno, visto che sul Monte Calamita – sempre a Capoliveri – c’è un Vor, un radiofaro che trasmette onde radio “catturate” dagli aerei, che ai piloti indica dove volare. Così alzando la testa, da qualsiasi parte dell’isola, si possono vedere le scie dei velivoli, oltre a quelle dei pochi aerei che decollano dal piccolo aeroporto di Marina di Campo. —
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