Italia
Unicoop, si va allo sciopero contro i tagli in busta paga
Il 26 settembre i lavoratori incrociano le braccia in tutti i negozi e a Vignale Pesano sullo scontro anche le chiusure nel Lazio. Il 19 il tavolo al Ministero
piombino
Dunque ci siamo. La trattativa messa in piedi da Unicoop basata su una linea “soft”, gradualmente è arrivata “all’osso” e ha definitivamente fatto scoppiare le relazioni sindacali. Dopo l’ultimo incontro del 5 settembre scorso, in cui da parte dell’Azienda sono stati paventati importanti tagli in busta paga e la chiusura di negozi nel Lazio, i sindacati ieri hanno proclamato uno sciopero nazionale per l’intera giornata del 26 settembre. Iniziativa che era nell’aria a seguito dello stato di agitazione che Cgil-Cisl-Uil avevano indetto dichiarandosi contrari a tutta la linea dei provvedimenti apparecchiati sul tavolo dalla direzione aziendale. Un piano molto pesante per i circa duemila lavoratori della Val di Cornia e per gli altrettanti del Grossetano e di altre zone. Come da prassi, la posizione che uscì dopo l’incontro da parte di Unicoop era stata edulcorata, sostenendo che «la direzione ha invitato le organizzazioni sindacali a ridiscutere insieme, con un piano di lavoro intenso e serrato, il contratto integrativo aziendale vecchio ormai di 12 anni con l’obiettivo di avere un nuovo integrativo fondato sul principio di maggiore equità, sulla corrispondenza tra costi e risultati aziendali e funzionali al piano di risanamento della Cooperativa». Ma - secondo i sindacati - i toni e i contenuti attorno a quel tavolo erano stati profondamenti diversi. Non si tratta infatti di ridiscutere il contratto integrativo aziendale, bensì di tagliarlo di netto. Alberto Sassetti di Filcams-Cgil chiarisce: «Le intenzioni della direzione sono di tagliare l’integrativo a tutti i dipendenti, così da recuperare 10 milioni all’anno». Non si parla di spiccioli. Nelle buste paga dei dipendenti Unicoop infatti il contratto integrativo aziendale pesa eccome. Si parla di cifre che - a seconda di anzianità e qualifiche - vanno dai 200 ai 350 euro. Un salasso che i sindacati non accettano. A questo si aggiungono la chiusura dei negozi nel Lazio (dopo che era già avvenuto in Campania) che colpirà 270 lavoratori, mentre ancora non è chiaro - neanche al sindacato - la misura del pacchetto di assunzioni fatte recentemente con contratti a 5 mesi per 40 ore a settimana.
Una situazione insomma in cui può sembrare che l’Azienda navighi a vista, ma che in verità, sotto traccia nasconde tagli e decurtazioni di stipendi che ora stanno venendo a galla. Impossibile ieri avere una risposta da Unicoop, i cui referenti erano irraggiungibili. Per questo i sindacati hanno portato la vicenda alla ribalta nazionale, e il 19 si terrà un tavolo al Ministero dello Sviluppo economico per cercare una mediazione e una strategia che non penalizzi così pesantemente i lavoratori. Si preannuncia un autunno molto caldo insomma per l’azienda di Vignale, e lo scontro, è prevedibile, sarà molto duro. «È palese che la dirigenza di Unicoop Tirreno intende intervenire duramente sia sul perimetro occupazionale - dicono i rappresentanti dei tre sindacati a livello nazionale - che contrattuale. La conseguenza è inaccettabile, sarebbero ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori a pagare il prezzo della crisi della cooperativa di cui non hanno alcuna responsabilità. Il piano industriale ha come obiettivo primario di ridurre il salario, peggiorare le condizioni di lavoro e abbandonare parte dei lavoratori, una prospettiva inaccettabile». —
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