Sicurezza
Il Comune di Cittadini critico «Pomodoro da valorizzare»
Secondo la lista di Campiglia gli enti devono trovare soluzioni per l’irrigazione «Piombino ha le sue colpe, con quel miraggio dell’agroalimentare di Aferpi»
VENTURINA
Il Comune dei Cittadini interviene sulla stagione negativa del pomodoro. Secondo la lista, serve piuù collaborazione con i produttori, e soprattutto con Petti, che gestisce la quasi totalità del settore in Val di Cornia, con interventi che riguardino soprattutto l’approvvigionamento di acqua.
«Indubbiamente la siccità nel 2017 e le eccessive piogge nel 2018 hanno accentuato le difficoltà, ma le fragilità della filiera produttiva del pomodoro in Val di Cornia sono presenti da tempo. Tra queste la criticità del sistema di approvvigionamento idrico per gli usi agricoli; le limitazioni ambientali dello stabilimento di Venturina (ormai inglobato nell’abitato); la mancanza di solidi accordi tra agricoltori e azienda di trasformazione per sviluppare la filiera corta del pomodoro toscano» dice il Comune dei Cittadini.
«Abbiamo salutato con soddisfazione la svolta che il gruppo Petti ha impresso alle proprie strategie. Vedere nei campi i cartelli che indicavano che quei pomodori sarebbero stati lavorati nello stabilimento di Venturina è stato un salto di qualità rilevantissimo».
Il pomodoro è una delle risorse agroalimentari maggiori della zona. «Su questa risorsa, come su altre del settore, è possibile costruire una solida economia». La filiera del pomodoro dà lavoro nella nostra zona a circa 2mila occupati tra fissi e stagionali. «Una realtà importante che deve essere difesa e sviluppata con il concorso di tutti i soggetti coinvolti. I soggetti pubblici devono garantire migliori condizioni per l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua nelle campagne. È dello scorso anno l’ipotesi di utilizzare per usi irrigui le acque reflue del “Cornia industriale”, una condotta pubblica costruita per la fornitura di acqua all’industria siderurgica che oggi finisce in mare». Il Comune dei Cittadini spinge anche per il trasferimento dello stabilimento in aree idonee per ottimizzare e ampliare la produzione. «Per questo nel 2012 fu sottoscritto un protocollo d’intesa tra Regione Toscana, Provincia di Livorno, Comune di Campiglia, Ato 5 Toscana Costa, Asa e Italian Food per trasferirlo nel 2014. Così non è andata».
Secondo il Comune dei Cittadini grosse responsabilità avrebbe il Comune di Piombino, che ha puntato sul piano Aferpi e «la costruzione di una non meglio precisata agroindustria sul porto di Piombino per la lavorazione di prodotti africani. Ipotesi fallita, come tutto il piano Aferpi. Il Comune di Campiglia è sempre mancato a quei tavoli. Comune di Piombino e Regione, che ai tavoli c’erano, hanno trascurato una risorsa che esiste e che offre rilevanti opportunità occupazionali. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
