Il Tirreno

Mareggiata ed erosione: tra le scorie di metallo piccoli reperti Al lavoro archeologi “Sostratos” e Soprintendenza archeologica 

Spuntano ossa in spiaggia a Baratti Turisti seguono in diretta il recupero

CECILIA CECCHI
Spuntano ossa in spiaggia a Baratti Turisti seguono in diretta il recupero

archeologiaOssa su una pietra a ridosso della falesia. Fossero state una moneta, un pezzo di vaso (o magari un gioiello) certo lì non sarebbero rimaste. Ma per i turisti la già bellissima giornata di...

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Ossa su una pietra a ridosso della falesia. Fossero state una moneta, un pezzo di vaso (o magari un gioiello) certo lì non sarebbero rimaste.

Ma per i turisti la già bellissima giornata di mare nel golfo di Baratti, ieri, è diventata ancor più speciale visto che si sono trovati a seguire in diretta la messa in sicurezza dell’area, da parte degli archeologi e della Soprintendenza Pisa Livorno. Dopo ogni mareggiata, anche per colpa dell’erosione, succede – ancora – che tra le scorie di metallo, si possano trovare piccoli reperti etrusco-romani, magari ossa (perché lì di sepolture ce ne sono parecchie). In spiaggia tra il Casone e la chiesina di san Cerbone in quel momento alcuni archeologi “Sostratos”, impegnati in una campagna di scavo alla Porcareccia, a ridosso del parco. Subito avvertita la Soprintendenza e allestito un cantiere d’emergenza.

«A farle riemergere dal terreno della massicciata che domina l’arenile – racconta un turista bresciano, Gianluca Gallinari – forse qualcuno che che smuovendo la terra ha poi abbandonato i resti su una pietra».

«Secondo quanto spiegato dagli archeologi e dagli studenti presenti – prosegue Gallinari – l’ipotesi è che possa trattarsi di una antica sepoltura, una delle molte presenti in zona. La cosa ha ovviamente suscitato grande curiosità nei bagnanti che si sono radunati attorno al piccolo cantiere».

Certo fermarsi, fare domande e ricevere spiegazioni risulta davvero una bella quanto inattesa esperienza per gli ospiti del Golfo. Anche se poi ovviamente, come necessario, i reperti vengono adeguatamente ricoperti e messi in sicurezza.

«In sezione sulla falesia – conferma Elena Sorge, della Soprintendenza – uscivano altre ossa, così l’area è stata recintata anche per evitare pericoli ai bagnanti». Zona del Golfo, questa, che è stata luogo di lavoro prima per gli Etruschi poi per i Romani, da sempre tenuta sotto controllo dalla Soprintendenza archelogica della Toscana (e dalle equipe di diverse università). Grandi manovre di ricerca, qui, cominciate nel 2002, quando in realtà fu il mare a “scoprire” muretti e forni per la cottura del minerale – e, ovvio– anche tombe. –

CECILIA CECCHI



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