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il caso 

Alienazione delle ex Poste, un pasticcio senza fine

LUIGI CIGNONI
Alienazione delle ex Poste, un pasticcio senza fine

Il dirigente del Comune approva l’unica offerta ma l’assessore cade dalle nuvole Del Mastro: «Io non ne sapevo niente e comunque il piano terra non era incluso»

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PORTOFERRAIO

Alienazione delle ex Poste, atto terzo. All’albo pretorio della Biscotteria c’è una nuova determina. Riguarda il piano terra dell’edificio denominato ex Poste, che avrebbe un acquirente. Si tratta di Alessandro Belardinelli (domiciliato in via della Fonderia) che, prima della scadenza di fine giugno, aveva indirizzato agli uffici competenti dell’ente pubblico una proposta d’interesse.

Considerata che questa era stata l’unica offerta a essere formalizzata, il dirigente dell’Area 3 del Comune, Mauro Parigi, ha firmato l’atto con cui si autorizza la vendita dell’immobile.

Stando sempre a quanto scritto nella determina, la cifra ritenuta congrua si aggira attorno a 130mila euro, a fronte del fatto che il valore dell’immobile era stato fissato sui 125mila euro. Stando a quanto è stato reso pubblico, sembrerebbe che tutto sia a posto.

E invece no.

Gli amministratori cadono dalle nuvole. Non sanno nulla del provvedimento che ha tutta l’aria di essere di natura squisitamente burocratica. Come non ne sa nulla lo stesso assessore al demanio (le ex Poste, nell’ambito del federalismo demaniale, sono state affidate dall’agenzia dello Stato al Comune che dovrà provvedere a una loro fruizione), Angelo del Mastro. «Tanto più che proprio il piano terra – aggiunge l’assessore Del Mastro – non era incluso in una trattativa di alienazione». Insomma un rompicapo, che aveva fatto dichiarare al capogruppo consiliare Pd, Cosetta Pellegrino, essere «un pasticciaccio cominciato male e finito peggio» la messa in vendita dell’intero edificio che si affaccia in piazza Giovanni Ageno.

«Dopo due aste andate deserte per la vendita dei tre piani del palazzo – aveva scritto in una nota il Pd - un privato aveva offerto, nello scorso mese di aprile, la bella cifra di 621 mila euro, di gran lunga superiore al prezzo posto a base d’asta che era di 450mila euro. E l’offerta era stata accettata dal dirigente dell’area tecnica. Senonché, con una nuova determina, lo stesso dirigente dichiarava che la vendita non si poteva fare, adducendo il fatto che l’immobile non poteva essere ceduto con i suoi quattro piani».

Col programma delle alienazioni varato a febbraio era stata decisa per il piano terra, infatti, una vendita separata. Quindi ecco la gara indetta alla fine di maggio. Poi invece a luglio un’altra successiva mossa. Il Comune “congela” l’alienazione del palazzo, provvedendo alla restituzione dell’acconto del versamento effettuato da Alessio Alberti, in qualità di rappresentante della società “Gestioni turistiche srl”, di 62.100 euro. L’aver fermato il provvedimento è stato salutato dalla minoranza consiliare come un buon risultato. La quale aveva dichiarato e ribadisce la propria contrarietà a un uso privato dei locali. «La città – aveva concluso Cosetta Pellegrini - ha solo da guadagnarci con il recupero dello stabile che dovrà avere un uso pubblico, tutto da valutare e condividere». Oggi è iniziato il terzo atto con l’autorizzazione alla vendita del piano terra. La storia continua. —

LUIGI CIGNONI

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