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Derivati del pomodoro. Ora l’origine va indicata obbligatoriamente

Derivati del pomodoro. Ora l’origine va indicata obbligatoriamente

In etichetta diciture su dove viene coltivato e trasformato. Smaltimento delle scorte entro il termine di conservazione

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VENTURINA. Scattato ieri l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei derivati del pomodoro. A stabilire la nuova regola commerciale un decreto interministeriale (in Gazzetta Ufficiale lo scorso febbraio). «Nuovo passo importante per l’informazione più completa ai consumatori: etichette trasparenti non solo per passata ma anche per pelati, polpe, sughi e concentrati». È quanto afferma Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana nell’annunciare l’entrata in vigore del decreto per l’origine obbligatoria su prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

Fino ad ieri – sottolinea la Coldiretti – l’obbligo di etichettatura di origine era in vigore solo per le passate ma non per pelati, polpe, sughi e soprattutto concentrati che l’Italia importa dalla Cina all’anno per un totale di 92 milioni di chili che riportato al fresco significa attorno il 20% della produzione nazionale. Fiume di pomodoro che – denuncia Coldiretti – viene poi spacciato nel mondo come italiano per la mancanza di un sistema di etichettatura di origine obbligatorio.

Da oggi – spiega Coldiretti – si prevede che le confezioni di tutti i derivati, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere indicate in etichetta diciture sul nome del paese nel quale il pomodoro viene coltivato e pure il nome del paese in cui i è stato trasformato. Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate le diciture: Paesi UE, Paesi NON UE. Se tutte le operazioni avvengono qui si c’è la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.

Per consentire lo smaltimento delle scorte – continua Coldiretti – i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti, perché immessi sul mercati o etichettati prima del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione in etichetta.

Pure il mondo agricolo toscano aspettava questo giorno. «Seppure calata nel corso degli ultimi anni la produzione di pomodoro da industria interessa in modo significativo aree della regione – dice Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana – soprattutto nelle province di Grosseto, Arezzo, Siena e Livorno, dove si trovano oltre 2200 ettari investiti a pomodoro che interessano 400 imprese». A conti fatti si tratta di 12milioni di euro di plv agricola regionale. –



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