Il Tirreno

il maltempo 

Una strage di olivi a Monteverdi Pesanti danni per gli agricoltori

G. P.
Una strage di olivi a Monteverdi Pesanti danni per gli agricoltori

Il burian dello scorso febbraio ha seccato le piante, soprattutto le più giovani Altre si sono salvate ma dai rami nascono solo foglie. La produzione a picco

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MONTEVERDI

C’è chi ha atteso sperando in un miracolo della natura. Ma alla fine ha dovuto rassegnarsi: sono diversi gli uliveti, nel territorio comunale e anche nel circondario (Lustignano, Serrazzano), dove in queste settimane la motosega è intervenuta chirurgicamente sulle piante lesionate gravemente dal Burian del 25-26 febbraio scorso. Piante che non si sono più riprese: niente foglie, solo rami secchi, inevitabile capitozzarle. E attendere la ripresa produttiva fra tre anni ed anche più.

L’ulivo, come si sa, è una pianta “lenta”: dall’impianto nel terreno quando è giovane di un paio d’anni alla prima raccolta buona si va ben oltre il lustro, e questa lentezza anno dopo anno crea un sentimento al quale l’olivicoltore non riesce a sottrarsi: li abbiamo visti questi olivicoltori, girare nervosi attorno alla pianta mentre l’operaio con la motosega si avvicinava al tronco da “giustiziare”. A Canneto c’è un esteso oliveto, di proprietà della Tenuta di Canneto, singolare perché gli ulivi sono stati allevati ad albero, che in Toscana è una rarità. «Noi siamo intervenuti in primavera – racconta Carlo Venturi, consigliere d’amministrazione e per 20 anni factotum dell’azienda, oggi in forte crescita sul versante vitivinicolo – e non so dire esattamente quanti ulivi abbiamo capitozzato. Tanti. E forse non è finita. Ma aspettiamo che rinfreschi per ulteriori interventi».

La gelata di febbraio (anche 12 sotto zero) si è accanita sugli impianti recenti. In fondo alla Maremmana e nella piana di Pratella due imprenditori privati hanno messo a dimora migliaia di ulivi, investimento importante ma la produzione si allontana chissà di quanto.

Non dappertutto, comunque, il Burian ha colpito con la stessa intensità. «È stato un attacco a macchia di leopardo – rileva Alessandro Colletti, esperto della materia, assaggiatore professionale di olio ed egli stesso olivicoltore – e nei casi meno gravi la gelata ha bloccato la fioritura: così in molti oliveti qui e a Canneto le piante hanno vegetato, ma solo qualcuna ha le olive. Per il raccolto se ne parlerà l’anno prossimo». È la speranza di Fulvio Callegaro, in primis produttore di vino da un piccolo vigneto curato come un giardino, con un centinaio di piante all’ingresso della sua azienda La Radice, balconata naturale sul Tirreno: «Sono tutti salvi, gli ulivi, fortunatamente nemmeno uno era in condizioni disperate. Ma sui rami non ci sono olive». Suona una musica diversa a Villetta di Monterufoli, dove prospera un’altra importante azienda vitivinicola, con agriturismo. Qui la grande gelata non ha trovato piante da distruggere, come ci spiega l’agronomo Gabriele Macelloni, responsabile dell’azienda: «Due anni fa siamo andati al recupero degli ulivi abbandonati, circa 400 piante sparse su due ettari. Le abbiamo capitozzate tutte allora e il Burian di questo febbraio è passato sopra senza fare danni. Dall’anno prossimo avremo il certificato di uliveto biologico». —

G. P.



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di Redazione web