Gioco
I taxisti di Portoferraio contro il “trasloco”
I titolari di licenze contestano lo spostamento in stalli considerati non rispettosi né per il servizio né per i clienti
PORTOFERRAIO
Sul piede di guerra i taxisti di Portoferraio. Esattamente dieci titolari di licenze che operano sul porto e di riflesso sull’intera isola contestano il Comune. A farli arrabbiare? Due ordinanze dalla Biscotteria.
La prima, in vigore alla mezzanotte di venerdì 10 agosto e valida fino alla stessa ora di lunedì 27: istituisce il divieto di sosta (con rimozione forzata) in due stalli riservati ai taxi in calata Italia, di fronte alle biglietterie Moby-Toremar. Motivo del provvedimento suggerito all’amministrazione da Arpat di Piombino, reso necessario «per la sicurezza e la fluidità della circolazione – si legge in delibera – e per la sicurezza del personale addetto ai lavori, mantenendoli in perfetta efficienza sia di notte, sia di giorno e di idonei accorgimenti atti a garantire la sicurezza al passaggio di pedoni o veicoli».
La seconda ordinanza invece stabilisce l’istituzione di otto stalli riservati alla sosta del servizio taxi in calata Italia sul lato ovest della banchina a sud delle biglietterie Moby. Al contempo prevede sette stalli di sosta a tempo (non oltre quindici minuti) in calata Italia di fronte alle biglietterie della Moby. Infine instaura il divieto di sosta e fermata (con rimozione anche questa forzata) nella parte est del medesimo tratto, in prossimità del bivio in viale Elba (fronte bar).
In parole povere, i taxisti dovranno sloggiare dal punto in cui si trovano attualmente, per spostarsi a una ventina di metri sul lato ovest in direzione del palazzo Cromofilm. «Siamo qui – dice un taxista – da oltre trent’anni. E ora ci sfrattano, per mandarci a ridosso della scogliera». Non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Il trasferimento dei taxi da sotto al residence era stato ventilato nei mesi scorsi, in base a un accordo stipulato tra Comune e Autorità portuale, per dare alla zona portuale maggiore fluidità. E fin da subito erano scoppiate polemiche. «Come possiamo lasciare quest’area – aggiunge un altro taxista – e andare in un punto in cui non c’è neppure una pensilina, una panchina su cui sedere e tenere le macchine in sosta sotto il sole. Come possiamo far imbarcare i clienti in una vettura che ha una temperatura interna di più trenta gradi? È assurdo». D’estate sotto il solleone e d’inverno al freddo e sotto la pioggia. Inoltre la nuova zona non è fornita di luce e di linea telefonica fissa. «Ma più di tutto a noi sta a cuore la pensilina» considerano sempre i taxisti. In verità una tettoia era prevista nel piano originale dell’Autorità portuale ed era la condizione a cui si appellavano gli stessi taxisti per accettare, pur contro voglia, il trasferimento. Invece pare che lo spostamento avvenga senza che gli accordi siano stati rispettati. «Chi ha disegnato i nuovi stalli con la vernice gialla – aggiungono – non ha tenuto conto delle dimensioni delle macchine che sono grosse. Come si fa ad aprire il portellone, se ci abbiamo vicino la vettura del collega? A onor del vero sono funzionali soltanto quattro posti di quelli disegnati. E gli altri dove vanno? » . Un’ordinanza emessa per la necessità di riordinare la sosta davanti alle biglietterie e per «disciplinare la circolazione stradale – concludono – Sicurezza? E ci mostrano un cartello stradale piantato al di là della linea bianca di demarcazione della strada di scorrimento. Una vicenda tutta ancora da definire». –
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