Gioco
Unicoop: Lami confermato alla presidenza «Avanti col piano, e resteremo autonomi»
Il cda s’insedia e dà fiducia all’unanimità anche al direttore generale, Piero Canova. L’obiettivo resta il pareggio di bilancio nel 2019
VIGNALE
Il nuovo consiglio d’amministrazione di Unicoop Tirreno eletto dai soci, ieri nella sua riunione di insediamento ha confermato all’unanimità Marco Lami presidente e Piero Canova direttore generale. Il nuovo cda (formato da 30 soci di Toscana, Lazio, Umbria e Campania), resterà in carica fino al 2021.
La conferma di Lami e Canova è un segnale di fiducia rispetto ai timonieri del piano di rilancio di Unicoop, che si propone il pareggio nel 2019 e il ritorno agli utili al 2020.
Lami, presidente dal 2005, ha accettato di rispondere alle nostre domande sullo stato di salute e sul futuro della cooperativa, non prima di aver ringraziato «il nuovo cda per la fiducia, e quello uscente per il ruolo esercitato in un momento complicato, condividendo scelte difficili e a volte impopolari».
Presidente, come sta la cooperativa che continuerà a guidare per i prossimi tre anni?
«Sta meglio, certo non tutto è risolto, c’è da fare un bel pezzo di strada ma il percorso che abbiamo delineato sta dando risultati».
Il bilancio parla di perdite ridotte a 23,4 milioni (38, 7 nel 2016). Come si farà ad arrivare l pareggio nel 2019?
«Intanto sul bilancio 2017 pesano ancora le uscite volontarie (circa 400, per un costo di 9 milioni ndr), ma quello che ci conforta sono i dati positivi della gestione caratteristica, cioè delle vendite nei nostri negozi. Che abbiamo ammodernato, con personale formato e nuovi prodotti».
Il Cobas però lancia l’allarme, parla di cessioni e chiusure in vista nel Lazio e di possibili decisioni analoghe in Toscana...
«In Toscana i risultati sono molto positivi, al netto porterebbero un utile interessante. Nelle altre realtà sappiamo che ci sono ancora operazioni da fare, non è un mistero, ma al momento non ci sono trattative o decisioni prese. Mi lasci dire che comunque fin qui abbiamo fatto scelte con cui siamo riusciti sempre a contenere al massimo l’impatto sociale».
Resta il fatto che i problemi di oggi vengono da investimenti al Sud che si sono rivelati molto negativi. Perché si è fatto questo errore?
«Beh, ogni scelta va contestualizzata. Si parla di investimenti fatti negli anni Novanta, quando la grande distribuzione faceva le corse per posizionarsi nel meridione. Poi la situazione è cambiata, e in quelle regioni ha pesato anche più che in altre la crisi economica».
Unicoop alla fine del percorso di risanamento sostenuto dal prestito della Lega delle cooperative, riuscirà a mantenere la propria autonomia?
«Il prestito aveva l’obiettivo del ritorno di Unicoop a normali condizioni di efficienza. Questo era il patto e sono convinto che andremo avanti con le nostre gambe. Certo dove sarà utile faremo sinergie con altre coop». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google