Il Tirreno

l’inchiesta sui quartieri/4 

Il gran fascino del centro storico sui turisti Ma corso Italia reclama più iniziative

Claudia Guarino
Il gran fascino del centro storico sui turisti Ma corso Italia reclama più iniziative

Tanta curiosità e giudizi positivi dagli ospiti. Però mentre si risale verso viale della Resistenza problemi e disagi si fanno evidenti

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PIOMBINO

«Ma è una meraviglia!». Lo sguardo è di chi non si aspettava di trovarsi di fronte un panorama simile, una volta svoltato l’angolo. L’esclamazione sfugge dalle labbra, quasi senza volerlo. E gli occhi si trovano a indugiare su un mare calmissimo, in una rovente giornata senza foschia. Un turista che viaggia attraverso i vicoli storici di Piombino non conosce la storia di sofferenza che la città sta vivendo. Va, caso mai, alla ricerca del suo passato più antico o di un presente fatto di natura e svaghi.

Centro storico e corso Italia costituiscono la quarta tappa di un viaggio che sta portando Il Tirreno attraverso le strade e le piazze della città, per indagare l’identità dei quartieri e per comprendere che cosa i cittadini vorrebbero e che cosa, d’altra parte, percepiscono come mancanza.



Anche chi vive o lavora nel centro storico riconosce il valore delle bellezze di cui questa zona dispone. Dalla Cittadella, al belvedere Carlo Azeglio Ciampi, fino a piazza Bovio e oltre. Secondo i residenti potrebbe essere fatto qualcosa di più in termini di eventi e di decoro, ma, nell’insieme, si dicono abbastanza soddisfatti.



La storia cambia risalendo corso Vittorio e corso Italia, fino ad arrivare in via Pisacane. Più ci si avvicina a viale della Resistenza cioè, più crescono il senso di abbandono e la percezione di essere tagliati fuori dalla Piombino che conta. Più ci si allontana dal mare, più aumentano paura e sentimenti di insicurezza. Pian piano le strade cominciano a costellarsi di fondi sfitti e, nonostante alcuni lavori di sistemazione stradale siano stati ultimati, prevale la percezione di «incuria e trascuratezza», come racconta chi ha un’attività in zona.



E’ una calda mattinata d’agosto e al porticciolo di Marina c’è poca gente. Qualche turista è armato di macchina fotografica, qualcuno esce in barca, qualcun altro, invece, rimane chino sui pesci catturati, coltello alla mano e secchiello vicino ai piedi. «Questa è la zona più bella di Piombino, è d’interesse storico e c’è il mare – dice Massimo Esposito, pescatore – Ciò che manca è un po’ di movimento. Gli eventi finiscono troppo presto e servirebbe qualcosa in grado di attirare i giovani».

«Cosa manca? – aggiunge Vincenzo, anche lui pescatore – Il lavoro». L’acciaio rimane l’argomento principe per gran parte della città. In piazza Bovio, intanto, un gruppo di ragazzi cerca riparo dall’afa proteggendosi sotto l’ombra di un albero mentre, poco più avanti, turisti ammirano il panorama. «Io sono di Firenze e vengo spesso qui – dice Paolo Nocentini – E’ una bella città. Probabilmente servirebbero più eventi e di maggiore qualità. Al Castello, poi, non ci arriva nessuno. Ed è un peccato».



I turisti lamentano anche un’insufficiente chiarezza informativa. «Piombino ha tante cose belle, che i più si perdono perché non ne conoscono nemmeno l’esistenza», dice un villeggiante proveniente da Asti. Sulle potenzialità del centro storico concordano anche i piombinesi. «La posizione è ottima e l’offerta è variegata. E’ il cuore di Piombino e forse dovrebbe essere maggiormente curato, servirebbero più panchine e qualche abbellimento. Poi c’è da dire che gli eventi sono concentrati in poche zone. Le altre sono abbandonate a se stesse», sottolineano Marco Leoni e Aura Beatriz Velez Ceballos, gestori di un locale di corso Vittorio.



«Andrebbero fatti più eventi anche in altre zone della città. Esistono anche piazza Gramsci e corso Italia, per esempio», dice Marina, la titolare di un’attività di corso Italia, nella parte finale del quale, d’altra parte, si respira una percezione di insicurezza diffusa. «Viviamo un senso d’abbandono. - dice Gianni Rizzi, che gestisce un bar - I negozi si stanno svuotando e non ci sentiamo sicuri. Servirebbero un’opera generale di riqualificazione, una soluzione per i fondi sfitti e una maggior presenza di forze dell’ordine». —



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