Sicurezza
Le stalle del Castello ormai abbandonate e aperte ai vandali
Nessun progetto per il complesso a fianco dei bastioni Fu utilizzato anche come posto di lavoro per i detenuti
PIOMBINO
Erbacce, cavi, scritte sui muri e cartacce, dentro. Vegetazione incolta, reti metalliche arrugginite e transenne, fuori. Le cosiddette stalle napoleoniche, complesso risalente a fine Ottocento e situato di fronte all’ingresso del Castello di Piombino, versano in stato di degrado da anni. Tre dei sei loggioni di cui è costituito l’edificio sono quasi completamente nascosti alla vista da una vegetazione che, anno dopo anno, si fa sempre più invasiva. Anche alcune delle transenne, sistemate nel 2010 per impedire che qualcuno vi accedesse, sono quasi scomparse, coperte dagli arbusti. Una di esse, lateralmente, è stata sollevata e appoggiata al muro, con ogni probabilità era stata sistemata lì per negare l’accesso da una porta che adesso, invece, è aperta. Facendosi largo tra felci e cavi è dunque possibile entrare, senza troppe difficoltà, nelle stalle, i cui muri risultano in parte distrutti e in parte ricoperti dalla muffa. All’interno calcinacci, cartacce ed erbacce ricoprono la pavimentazione. Un edificio, ormai fatiscente, situato in una zona di Piombino da tempo oggetto di una pianificazione mirante a rendere l’area più appetibile dal punto di vista turistico. Le stalle fanno parte del complesso del Castello, luogo di interesse storico completamente restaurato a inizio 2000 e adesso struttura destinataria di un finanziamento di 135mila euro volto a migliorarne la fruizione turistica e culturale. Le stalle, così come non sono state inserite, all’epoca, nel piano di restauro del Castello, pur essendone, in un primo momento, contemplate, non risultano adesso oggetto di finanziamenti, né è previsto alcun progetto di riqualificazione, come conferma il Comune. Utilizzate a fine 800 come laboratori per i detenuti reclusi nel Castello, a quell’epoca adibito a carcere, le stalle napoleoniche hanno poi assunto la funzione di scuderie della prigione, per poi essere trasformate in abitazioni. Progetti di recupero, nel tempo, ce ne sono stati. Più volte gli amministratori hanno infatti parlato di interventi, piani e tempistiche. Ma niente è mai stato messo in pratica e le stalle continuano a stagliarsi immobili, con il loro bagaglio di storia, davanti al Castello. Sottoposte all’opera del tempo. —
CLAUDIA GUARINO
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