Il lutto
Jsw c’è, ma i sindacati restano in tensione Dal ministro silenzio sugli ammortizzatori
Serve una soluzione per far rimanere i lavoratori agganciati all’azienda fino al 2023, quando il piano Jindal sarà a regime
PIOMBINO. Sajjan Jindal ha riacceso la speranza tra i lavoratori dell’ex Lucchini. Eppure il livello di apprensione dei sindacati resta alto, nonostante la visita del Ceo di Jsw Steel. Il motivo? Senza ammortizzatori sociali i circa 2mila lavoratori della fabbrica rischiano di non poter restare agganciati al ciclo produttivo, considerato che il piano industriale di Jsw (che prevede un reintegro complessivo di 1.500 lavoratori) non potrà entrare a pieno regime prima del 2023.
La cassa integrazione speciale andrà a scadenza alla fine di quest’anno. «Abbiamo già chiesto un incontro urgente al ministro del lavoro Di Maio – ha spiegato il segretario della Fim Cisl, Fausto Fagioli – ma nessuno ci ha risposto». Davide Romagnani, segretario Fiom, aveva spiegato nell’assemblea dopo la firma dell’acquisto Jindal come non si possa «andare oltre il mese di settembre. Abbiamo bisogno di risposte». A rincarare la dose è il segretario della Uilm, Lorenzo Fusco: «È sempre più inspiegabile – commenta – questa assenza politica».
A preoccupare i sindacati è la prossima scadenza (31 dicembre del 2018) della cassa speciale. Un piano alternativo è già stato elaborato durante la trattativa con Jindal, anche se deve essere discusso nei dettagli. Eccolo, in pillole. Prima della scadenza della Cig speciale, indicativamente a novembre 2018, la Regione metterebbe sul piatto 12 mesi di cassa integrazione in deroga per le aree di crisi complessa, strumento studiato sia per gli addetti Lucchini sia per quelli delle imprese dell’indotto. Si andrebbe, quindi, a novembre del 2019. A quel punto i lavoratori potrebbero accedere a 14 mesi di cassa integrazione ordinaria (spetta di diritto alla nuova proprietà Jsw) che allungherebbe l’orizzonte fino al gennaio del 2021. L’altra carta garantita con la normativa vigente prevede 24 mesi di solidarietà, ma solo a partire dal giugno del 2021, in modo da arrivare al giugno del 2023 quando, se gli impegni di Jsw saranno mantenuti, il piano sarà praticamente a regime, con i due forni elettrici già funzionanti.
Tutto risolto, dunque? Niente affatto, secondo i sindacati. Rispettando le norme vigenti per gli ammortizzatori sociali si creerebbe un buco di 4 mesi, tra gennaio 2021 a giugno 2021, nel quale gli operai sarebbero scoperti. Il secondo problema è legato ai soldi. La nuova cassa integrazione sarebbe più leggera di 150-200 euro mensili (su una paga attuale di 1.050-1.100 euro al mese). «Quello che chiederemo a Di Maio – conclude Fusco – è un decreto ad hoc che garantisca ammortizzatori adeguati per coprire il progetto industriale di Piombino». —
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