Il Tirreno

ARCHEOLOGIA A BARATTI

I “piatti” di Ercole sotto il pavimento tra botteghe di fabbri sulla via del ferro

di Cecilia Cecchi
Una veduta del primo scavo nell'area della Soprintendenza sul poggio della Porcareccia
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Una veduta del primo scavo nell'area della Soprintendenza sul poggio della Porcareccia

Gli scavi della Porcareccia sono aperti alle visite, si possono vedere i reperti e incontrare gli archeologi

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BARATTI. Migliaia i frammenti di ceramica utilizzati dai costruttori per “sollevare il pavimento”, moltissimi ancora da esaminare, tra i risultati della prima delle ricerche in corso a Baratti, a ridosso della palazzina della direzione sul poggio della Porcareccia. E “qualche” reperto è già stato restaurato: un vaso di ceramica da fuoco e “piatti da portata”, classica patera, con ben impresso il simbolo di Ercole. Per stampare la figura del mitico eroe a quanto pare veniva usata una moneta in uso in Sicilia ad Eraclea (Magna Grecia), all’epoca una vere e propria firma di produzione.

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Sono in corso pure altre due ricerche sull’area abitata da artigiani etrusco romani, congiunzione tra l’Acropoli di Populonia e la necropoli di Baratti secondo l’accordo di collaborazione tra Soprintendenza e trust di scopo Sostratos.

 

Da quest’anno è possibile seguire i lavori in corso: chi lo desidera, passando dall’ingresso del parco della necropoli di San Cerbone, per “la via del ferro”. Dalle 7 alle 14 si trovano gli archeologi in cantiere e spesso Andrea Camilli (Soprintendenza, funzionario archeologo per Pisa e Livorno). Nello staff Alessandro Viesti, Massimo Brando, Helga Maiorana, Caterina Rocchi.

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Partecipano un’ottantina di studenti (in sei turni, da giugno a settembre) universitari anche da Repubblica Ceca, Croazia, Turchia, Inghilterra, Francia, Olanda. Ovviamente da tutta Italia, dagli atenei di Firenze, Pisa, Roma, Venezia.

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Scavo numero 1. Si sta indagando su quello che sembra un villaggio romano di età medio imperiale (II secolo d.C.). Al di sotto dei primi recuperi, strutture relative alla fase finale di Populonia etrusca. Qui il piano di calpestio è stato sollevato con una vera e propria discarica di ceramica sotto la quale si è rivelata l’area di lavorazione del ferro (sicuramente di periodo più antico). All’interno del muro perimetrale lo spazio per una lucerna portafortuna, utilizzata all’epoca per ri dedicare una struttura alla fine di un restauro (II secolo a. C.). Individuati resti di un fornello, che lascia pensare all’officina di un fabbro.


Da qui si scende nell’area sud orientale del poggio, seguendo la strada lastricata nel quartiere abitato
Scavo numero 2.  Si continua a studiare l’abitato etrusco: l’area “residenziale” di case e botteghe di artigiani (fine VI inizio V secolo a. C.). Si ipotizza che si tratti soprattutto di fabbri. Al di fuori dell’edificio vero e proprio s’indaga sul passaggio della strada, ben visibili le fogne sottostanti e la soglia della casa di pietra panchina. È stato aperto un saggio per conoscere meglio la situazione di tutta l’area profondamente sconvolta (e in gran parte distrutta) coi macchinari pesanti per il recupero delle scorie di ferro da questa “grande cava” tra gli anni Venti e Sessanta.

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Scavo numero 3. Il terzo fronte di scavo, sempre nell’area di età etrusca, riguarda una struttura con uno strato di bruciato e buche di palo. La presenza della pietra panchina – con sopra i macigni – lascia aperte molte ipotesi sul possibile utilizzo anche in età più antica.


Ercole & gadget.  Già in mostra parte dei reperti raccolti in questa campagna di scavo: Ercole stampigliato un po’ ovunque secondo la moda “etrusco laziale” delle produzioni. Un cippo/peso del sistema ponderale vetuloniese – 12kg e mezzo – che potrebbe essere la metà della fusione di un forno. Anse d’anfora col bollo di un produttore di vino ischitano, cerchi d’acqua di storia nella storia. E ci sono gadget per sostenere lo scavo (da acquistare a “La Baracchina” di Baratti). Insomma di tutto in un cantiere dove il lavoro da fare è tutt’altro che finito.

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 Porcareccia e “Trust Sostratos”.  Ricominciata dal luglio 2016 la ricerca alla Porcareccia partendo dagli studi fatti da Alfredo De Agostino della Soprintendenza (1953) durante le ultime attività di recupero delle scorie di ferro.

Passato che cambia la storia di oggi. Baratti e Populonia continuano così a far scoprire diverse datazioni sia sull’abitato che sulla necropoli, grazie all’impegno di archeologi e studenti. Recuperi da cantieri che vedono insieme Soprintendenza e imprenditori con la passione per l’archeologia “Trust Sostratos”.

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