Il Tirreno

Il padre di Alessandro non si arrende: chiesto l’aiuto del generale Garofano

Alessandro De Gregorio
Il padre di Alessandro non si arrende: chiesto l’aiuto del generale Garofano

Piombino: depositata dall’avvocato Balestrieri l’istanza contro l’archiviazione, disposta senza che fosse avvisata la famiglia 

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PIOMBINO. È una corsa contro il tempo e contro le convinzioni dei magistrati. Più facile la prima, molto meno la seconda. Per questo la famiglia di Alessandro Benucci, il trentaseienne trovato morto sotto piazza Bovio all’alba del 25 ottobre scorso, si è rivolta al numero uno degli investigatori italiani: il generale dei carabinieri Luciano Garofano.

Renzo, il padre di Alessandro, ha contattato l’ex comandante dei Ris di Parma chiedendogli di aiutarlo a dimostrare che Alessandro è stato ammazzato e non è morto per una disgrazia. Nel frattempo però c’è da fare la prima corsa, quella contro il tempo. L’avvocato Franco Balestrieri nei giorni scorsi ha appreso non solo che il pm Giuseppe Rizzo, dopo aver aperto un fascicolo per omicidio, aveva chiesto l’archiviazione. Ma che l’archiviazione era stata già concessa dal gip Marco Sacquegna. «La famiglia – dice l’avvocato – aveva espressamente richiesto di essere avvisata in questo caso, mentre non ha mai ricevuto alcuna notifica. Ho parlato con il dottor Sacquegna, preannunciandogli il deposito di un’istanza per la reimmissione nei termini. Cosa che ho fatto martedì. Ora siamo in attesa che il giudice decida, ma io penso che ci concederà il tempo e la possibilità di fare opposizione. In ogni caso, siamo pronti a chiedere la riapertura del caso».

Farlo potendo contare sul supporto di Garofano sarebbe meglio, per l’avvocato e la famiglia Benucci. Garofano ha detto che studierà il materiale e farà sapere entro una settimana. Il materiale consiste nel rapporto della polizia, nelle testimonianze raccolte tra gli amici di Alessandro e soprattutto in due consulenze medico-legali. Secondo la prima, quella del consulente della procura, l’anatomopatologo Damiano Marra, «l’intero complesso lesivo riscontrato sul cadavere presenta caratteri pienamente compatibili con una dinamica di precipitazione lungo la ripida parete rocciosa ai piedi della quale è stato trovato il corpo».

Però Marra scrive anche che non si possono escludere «meccanismi diversi all’origine della precipitazione, non meglio determinabili dal punto di vista medico-legale».

Secondo il consulente della famiglia, il dottor Giuseppe Alessandrini, le incongruenze sono molte: il polso sinistro rotto, tumefazioni sulle braccia (segni accoppiati, come quelli che avrebbe potuto lasciare un tirapugni mentre la vittima cercava di ripararsi la faccia) e a un fianco, nessuna escoriazione sul volto ma una ferita importante alla nuca, con tre segni anche questi perpendicolari; ferite ai reni, alle costole. E poi i vestiti puliti, le scarpe slacciate ma ancora ai piedi. E le alghe: ai calzini, sotto, dentro le scarpe. Come se fosse stato trascinato su quella spiaggetta. In tutto questo, nemmeno una goccia di sangue sui vestiti, sugli scogli vicini, intorno al corpo.

Alessandro morì fra le 3 e le 3,30. Il corpo fu scoperto alle 7,30. Un amico disse alla polizia di aver trascorso la serata con lui fino alle 2,45 e che Benucci aveva un appuntamento con altre persone alle 3. 
 

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di Redazione web