Gioco
«Serve una cassa a rotazione per stare agganciati all’azienda»
Il segretario toscano fiducioso dopo l’uscita di Cevital Intanto l’Ugl chiede di visionare quanto prima il piano industriale e punta a un incontro al Mise
PIOMBINO. «Con l'atto finale che ha sancito il passaggio da Aferpi a Jindal delle acciaierie di Piombino si sono aperti scenari di grande rilievo». Così, in una nota, Mirko Lami, segretario Cgil Toscana con delega al mercato del lavoro e alle attività produttive che, guardando al futuro, ricorda che «gli attuali ammortizzatori scadono a fine del 2018 e, nonostante la possibilità di rinnovo, non saranno sufficienti per arrivare alla data della ripartenza». «Si dovrà discutere di una cassa integrazione a rotazione utilizzando lo strumento di area crisi complessa. La cassa integrazione a rotazione assicurerebbe uno stipendio non da fame e nello stesso tempo consentirebbe di restare sempre agganciati all'azienda», prosegue. Per Lami, il primo degli scenari che si sono aperti riguarda la siderurgia globale. «Jindal, tra i primi 10 produttori di acciaio nel mondo, con questa acquisizione mette una sua sede all'interno del panorama europeo - evidenzia. Il secondo riguarda Piombino. La città e il comprensorio potrebbero avere una siderurgia compatibile con l'ambiente in una fetta di territorio ridimensionata rispetto a prima e, per come recita l'accordo di programma, con aree libere e bonificate dai vecchi impianti, utilizzabili da altri imprenditori di altri settori, la cantieristica per esempio, oppure attività legate al turismo. Perché questo sia possibile è necessario un grande sforzo, soprattutto da parte delle istituzioni, per adeguare le infrastrutture, la strada 398 e una ferrovia che arrivino al porto, necessari saranno anche interventi per la raccolta dell'acqua necessaria per alimentare la fabbrica ed il territorio». Secondo il sindacalista «tutto ora dipende dalla volontà che Jindal metterà in campo per produrre acciaio e non solo per lavorarlo». «Per tornare a colare acciaio bisogna costruire i forni elettrici, ci vorrà del tempo - conclude - e qui sta la vera incognita per i lavoratori che non hanno ammortizzatori per il tempo necessario».
«Bene l’accordo di programma, ora nuovo incontro su ammortizzatori sociali per lavoratori diretti e dell’indotto». A sostenerlo sono, in una nota congiunta, Antonio Spera, segretario generale Ugl Metalmeccanici, Sabrina Nigro, segretario Ugl Livorno, e Claudio Lucchesi, coordinatore provinciale Ugl Metalmeccanici. «Ora occorre prendere visione concreta del piano industriale e fissare, in tempi brevi, un nuovo incontro con il Mise per la definizione degli ammortizzatori sociali dei lavoratori diretti e dell’indotto, vista l'imminente scadenza degli stessi in previsione della realizzazione del nuovo piano industriale per il sito». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google