Il Tirreno

Firmato l’accordo e liquidato Rebrab Jindal proprietario delle Acciaierie

Luca Centini
Firmato l’accordo e liquidato Rebrab Jindal proprietario delle Acciaierie

Passaggio storico per la città con l’ingresso di Jsw Steel Occupazione graduale e ammortizzatori sociali garantiti

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PIOMBINO. Ora è ufficiale. Le acciaierie di Piombino sono di proprietà della Jsw Steel di Sajjan Jindal. Un passaggio storico per la città che esce finalmente dalle sabbie mobili dell’esperienza Cevital e torna ad avere un interlocutore industriale dopo la breve parentesi di Issad Rebrab. La chiusura dell’acquisizione del sito produttivo piombinese, attesa con ansia dai 2mila lavoratori, è avvenuta all’ora di pranzo di ieri, negli uffici del ministero dello Sviluppo economico di Roma, per poi essere ufficializzata nel pomeriggio con la firma del contratto di acquisto davanti al notaio livornese Mario Miccoli e al sottosegretario allo Sviluppo economico Dario Galli. Contestualmente al passaggio di proprietà è stato firmato l’accordo di programma, frutto del lavoro comune tra le istituzioni e la nuova proprietà indiana. Un’intesa che dovrebbe fissare i paletti per la ripresa più rapida possibile della produzione di Aferpi e, più in generale, per il rilancio complessivo del territorio.

Negli ultimi giorni le voci legate al possibile annullamento del bando per il passaggio dell’Ilva di Taranto ad Arcelor Mittal avevano fatto scattare l’allarme a Piombino. E se Jindal pensasse di rientrare in corsa per Taranto? Il dubbio, legittimo, è svanito ieri mattina intorno all’una, quando le delegazioni di Jsw e di Cevital hanno limato gli ultimi dettagli e messo le firme sul contratto di acquisto.

La cifra, secondo voci vicine al dossier, è compresa tra i 73 e i 75 milioni di euro, sebbene vi sia un nuovo saldo nei prossimi mesi con il quale saranno aggiustate alcune partite contabili rimaste sospese. «Con l’impegno di tutti si è arrivati finalmente alla conclusione positiva di questo accordo – ha dichiarato il sottosegretario Dario Galli - che restituisce una prospettiva industriale al sito siderurgico di Piombino e garantisce un futuro ai lavoratori. Oltre ad essere soddisfatti confidiamo che con la realizzazione del piano industriale presentato dalla multinazionale indiana si possa ritornare nei prossimi anni alla piena occupazione. L’importanza di questo accordo non risiede soltanto nel rilancio dell’acciaieria e del suo indotto, che per l’Italia è storicamente strategica e motivo di orgoglio, ma anche perché le parti si impegnano a rispettare le normative ambientali e a mettere in sicurezza il territorio».

Il passaggio di proprietà dell’ex Lucchini è arrivato nello stesso giorno della firma sull’accordo di programma, i cui contenuti non sono cambiati rispetto a quelli perfezionati nei giorni scorsi.

Nell’accordo sono previste risorse pubbliche pari a 33 milioni del Mise, 30 della Regione sull’innovazione tecnologica, più le risorse per la ricerca, sviluppo e formazione. Le concessioni portuali potranno avere una durata di 30 anni, anche se i tempi sono vincolati all’attuazione della seconda fase del piano industriale di Jindal.

Sul fronte dell’occupazione l’impegno è quello di mantenere tutti i dipendenti, con il ricorso agli ammortizzatori sociali adeguati. Sono parte dell’accordo l’avvio degli smantellamenti dei vecchi impianti nel 2019 e l’impegno condiviso con le istituzioni per le bonifiche ambientali.

L’obiettivo dell’accordo di programma è garantire un terreno fertile per il piano industriale di Jsw. Per gli indiani la priorità è rimettere in moto quanto prima i laminatoi (l’obiettivo è partecipare alla gara indetta da Rfi per la produzione di rotaie). Il completamento del piano industriale è previsto nel 2025 e si articola in due fasi: nel 2020, con la riassunzione di tutti i 2mila dipendenti che saranno messi in cig, la ripartenza dei tre laminatoi con 20 milioni di investimento e il ritorno di 435 lavoratori. Nel 2019 è previsto il via agli smantellamenti dei vecchi impianti e lo studio di fattibilità della nuova acciaieria elettrica, con l’impiego di 635 dipendenti (705 nel 2020). La seconda fase scatterà dopo il 2020 e prevede investimenti tra gli 850 milioni e un miliardo e 50 milioni, per realizzare due forni elettrici da alimentare col preridotto. L’idea è produrre anche coils e inserire un altro gruppo corposo di lavoratori, arrivando a quota 1.500, e toccando la produzione di tre milioni di tonnellate di acciaio annue. —


 

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