Sicurezza
La tappa elbana dei “cacciatori” di microplastiche nel Mar Tirreno
Gli scienziati francesi di Expedition Med studiano la Plastisfera e gli organismi che mettono a rischio la salute dei cetacei
portoferraio
Si sono incontrati in rada a Portoferraio per scambiarsi reciprocamente impressioni e informazioni scientifiche. Da una parte i cacciatori delle macroplastiche (i rifiuti abbandonati nelle pocket beach dell’arcipelago toscano) di Legambiente e Diversamente Marinai. Dall’altra i cacciatori francesi della microplastica di Expedition Med, l’equipaggio composto in parte da scienziati e in parte di volontari che ormai da giorni sta scandagliando il mare del Santuario dei Cetacei tra l’Italia e la Francia, tenendo macchine fotografiche e microscopi puntati sulla Plastisfera e sulle conseguenze della presenza sempre più ingombrante della plastica sulla vita e la riproduzione dei cetacei.
Lunedì pomeriggio al Molo G di Portoferraio si è parlato di ambiente. Una grande occasione per i ragazzi di Vele Spiegate, il progetto portato avanti da Legambiente e Diversamente Marinai, di cui Il Tirreno è media partner. La squadra di giovani volontari ha accolto l’equipaggio di Expedition Med, l’associazione francese che si pone l’obiettivo di prevenire e ridurre i rifiuti di plastica nel Santuario Pelagos, portando avanti il progetto finanziato dal Segretariato Pelagos, con la partecipazione del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, del Parco nazionale delle Cinque terre, Mareblu, Novamont e Unicoop Firenze. La coordinatrice della spedizione scientifica - italianissima - Tosca Ballerini ha spiegato ai ragazzi di Legambiente i dettagli del progetto e della loro azione in mare aperto, il cui cuore è la raccolta dei campioni nelle zone di accumulo dei rifiuti marini che coincidono con quelle di alimentazione dei cetacei. «Per raccogliere la microplastica – ha spiegato Ballerini – usiamo un retino particolare che chiamiamo “manta” perché assomiglia a quel tipo di pesce. Una volta raccolta la plastica la analizziamo per definire la comunità degli organismi viventi nella plastisfera. Solo così riusciremo a capire gli effetti concreti sull’ambiente marino».
La microplastica è una minaccia subdola che prolifera nei mari di tutto il mondo. Compreso il mare a noi più vicino. Un recente studio del Cnr ha individuato tra la Corsica, Capraia e l’Elba la presenza di un vortice di frammenti di microplastica di dimensioni enormi, per concentrazione il primo nel Mediterraneo occidentale. Si stima che nell’arcipelago toscano la plastica in superficie raggiunga picchi di densità pari a 10 chilogrammi per chilometro quadrato. E l’effetto che questa invasione progressiva comporterà sulle specie animali che abitano i mari non è ancora conosciuta.
La plastica è un materiale durevole, che resiste nell’ambiente per centinaia di anni. La frammentazione dei materiali che finiscono in mare dà origine a delle “zuppe” di microplastica che, inevitabilmente, finiscono per essere ingerite dagli animali che popolano il Santuario dei Cetacei. Gli esperti di Expedition Med stanno studiando la vita microscopica (Plastisfera) vivente in queste “isole di detriti plastici galleggianti”, che si possono spostare percorrendo lunghe distanze. I mammiferi e i pesci ingeriscono le microplastiche e, in questo modo, sono esposti agli organismi e alle sostanze tossiche i cui effetti, speriamo, saranno chiariti grazie all’impegno di scienziati come quelli di Expedition Med. —
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