Il Tirreno

  

Coltello alla gola, rapinata dell’incasso: agguato alla chiusura in pieno centro

Paolo Carletti
Coltello alla gola, rapinata dell’incasso: agguato alla chiusura in pieno centro

Vittima la titolare di un tabacchi: «Mi ha preso alle spalle, ha detto che mi avrebbe ucciso». Bottino di circa 4mila euro

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PIOMBINO. Tremante, con gli occhi lucidi per lo spavento, Catia Castaldi (nella foto), 50 anni, non ha chiuso occhio l’altra notte. Nella tarda serata di mercoledì è stata rapinata con un coltello alla gola mentre stava arrivando alla sua auto, parcheggiata in via Antonio da Piombino, una traversa di corso Italia. E proprio sul corso Catia è titolare della tabaccheria al civico 90, in quella parte del cuore cittadino cioè che si spinge verso le Acciaierie e che ormai i piombinesi stanno abbandonando. Troppa microcriminalità, troppi rischi, una immigrazione italiana e straniera incontrollata che praticamente si è impadronita di una parte un tempo “nobile” della città.

Catia ha rilevato il tabacchi poco più di un anno fa col marito, che mercoledì sera era però fuori per un altro lavoro. Si è attardata per verificare qualcosa che non andava con la stampante, ha approfittato per fare pulizie. Ma qualcun altro, malgrado la serranda abbassata quasi fino in fondo e le tapparelle abbassate la stava spiando.

Il rapinatore ha atteso, fino alle 22, quando la signora Castaldi ha chiuso bottega. Si è incamminata nella traversa che fa angolo con corso Italia, dove ci sono tra l’altro le telecamere di una banca e la farmacia Scaramucci. Proprio a quell’altezza aveva parcheggiato. «Avevo già le chiavi dell’auto in mano - racconta - volevo solo tornare a casa». Improvvisa, terrificante, una forte presa alle spalle e poi al collo e una lama appoggiata sulla carotide: «Dammi i soldi e non voltarti perché ti uccido» le ha sussurrato un uomo grande e grosso: «Puzzava di alcol e di sudore, mi sono fatta la doccia 5 volte ma sento ancora quel tanfo». Come sente ancora quelle parole con forte accento del meridione. «Ho dovuto consegnargli la borsa, e lui mi ha ordinato di non voltarmi per quindici secondi sennò mi avrebbe ucciso». Catia ha eseguito, terrorizzata nel buio di una strada deserta in quella porzione di centro che ormai non frequenta più nessuno, soprattutto a quell’ora. Nella borsa c’erano circa 4mila euro. L’incasso della giornata, il fondo cassa, tutto. Il giorno dopo avrebbe dovuto fare scorta di sigarette, come tutte le settimane.

E il rapinatore era ben informato, forse era un cliente, o amico di qualcuno che gli ha dato le dritte per fare il colpo nel giorno “giusto”. Si è dileguato, e ora la polizia indaga al buio, sperando che le telecamere della zona abbiano ripreso il bandito mentre si aggirava intorno al tabacchi oppure quando è fuggito. Di sicuro però, non era un dilettante o uno sprovveduto. «Mi ha preso per un braccio provocandomi un ematoma e poi mi ha bloccato il collo con una mano perché non mi voltassi. Al pronto soccorso mi hanno trovato una contusione alla trachea per quanto stringeva (7 giorni di prognosi ndr). E con l’altra mi ha appoggiato il coltello sul lato del collo. Ho visto solo la visiera del suo cappellino. Sono terrorizzata, non so se ce la farò a riaprire, qua intorno ormai gira troppa gente “strana”, ho paura».


 

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