Energetica lascia la Pinetina e accusa
Fornai: «C’è un problema culturale e pratico e riguarda chi amministra quel parco, sempre le stesse persone»
PIOMBINO. Energetica Festival diventa internazionale, è in tournée insieme ai Matti delle Giuncaie, Peppe Voltarelli e Marco Calliari, porta Piombino in giro per il mondo (Francia e Canada) e torna il 31 agosto per concludere con un concertone a Riotorto, sempre in collaborazione con il Comune di Piombino. Ma non alla Pinetina. Energetica Festival se ne va e lo fa polemicamente.
«Quindici anni sono tanti a guardarli da un paesello di poche anime, già quartiere dormitorio e realtà contadina – attacca Andrea Fornai – Quindici anni passati a programmare qualcosa che nel 2004 sembrava fantascienza: “Salviamoci la Canapa/Energetica”, un festival che parla di canapa a 360 gradi e di ecologia, sempre sostenuto dalle istituzioni e in particolar modo dal Comune di Piombino. Convegni, incontri con attivisti, parlamentari e tecnici da tutta Italia, prodotti in canapa, cibo alla canapa. Nel tempo col sostegno di tanti enti, (Regione, ministero dell’Ambiente) e grazie alla passione di tante associazioni, il festival ha ospitato grandi nomi della musica, oltre cento band e dj che è inutile citare».
«Ma c’è un problema che dura da anni - dice Fornai - Prima è culturale e poi anche pratico e risiede in chi “amministra”. Una gestione paesana fatta di accordi di convenienza e strette di mano. Non da uomini della politica, ma da una rete di associazioni che s’intrecciano con il partito dominante sempre mediante le stesse persone. Se si vanno a spulciare le carte si scopre che governano a turno. Governano male, se non malissimo, ma a turno. Noi come entità fluida, solida solo intorno a quei giorni di festa, ci siamo scontrati con questa compagine di uomini (donne non ce ne sono). Un esempio su tutti è il Comitato di gestione del Parco comunale La Pinetina di Riotorto, quello che io chiamo il “sagrificio”, neologismo che si ispira a due parole, sagra e sacrificio: un parco chiuso a catena e aperto solo per la sagra».
«Quel parco - prosegue Fornai - è stato casa nostra per 15 anni. Abbiamo portato Riotorto nelle cronache di tutta Italia, da Rolling Stone a Radio Radicale e XL. Era un posto fantastico, libero, fulcro di discussione e luogo di culture che si incontrano».
Fornai spiega dunque i motivi dell’addio: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’edizione 2017. Il giorno prima dell’inizio, ancor prima di entrare nei locali del parco, l’Asl è intervenuta constatando l’inagibilità degli stessi (c’erano anche escrementi di topo). Ci siamo visti attaccare sui giornali, come se la responsabilità fosse nostra. Di seguito ci è stato fatturato un importo Tari superiore per più del doppio rispetto al dovuto. Abbiamo segnalato l’errore, ci è stato risposto intimando il pagamento a mezzo raccomandata».
Non solo: «Negli anni abbiamo denunciato in consiglio e messo a verbale che il comitato stava capitalizzato più di 70mila euro (ai tempi tenuti sul conto corrente), invece che avere bilancio a zero. Abbiamo denunciato che affittava il parco, in usufrutto dal Comune, senza fattura. Forse è per questo che siamo sempre stati osteggiati? Nel 2006, quando presidente di Circoscrizione era Giuseppe Rinaldi (adesso ha il turno di presidente del Comitato), un verbale della polizia municipale ci accusò di reati e riportò la descrizione dei nostri utenti come capelloni che dormono in macchina, come persone poco gradite».
E quindi ancora a Riotorto ma non alla Pinetina: «Questa nostra scelta - conclude Fornai - vuole essere un segnale che fa luce sulle dinamiche di un paesino pieno di turisti, che ha un solo ristorante e neanche una pizzeria ma almeno 50 giornate di sagre. Senza momenti culturali, ma con 50 giornate di ballo liscio. Senza una mentalità turistica nel bel mezzo del turismo. Senza una prospettiva. Ma con un fatturato di tutto rispetto. Energetica non finirà, ricominciamo da qui immaginando una Riotorto nuova».
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