Lutto
«Strada bianca di Calamita, quel bitume asfalta la storia»
CAPOLIVERI. L’asfaltatura della strada bianca di Calamita non piace affatto a Legambiente. «In molti ci chiedono cosa ne pensiamo dell’asfaltatura di una strada carica di storia e leggenda e...
CAPOLIVERI. L’asfaltatura della strada bianca di Calamita non piace affatto a Legambiente. «In molti ci chiedono cosa ne pensiamo dell’asfaltatura di una strada carica di storia e leggenda e diventata famosa in tutta Italia ed Europa per trekker e ciclisti - scrive l’associazione ambientalista - Anche se sicuramente tutto sarà a posto dal punto di vista urbanistico, è evidente che ci sia un problema culturale e politico che non riguarda solo il comune di Capoliveri. I più anziani di noi si ricordano ancora quando, ormai parecchi anni fa, la Dc propose di asfaltare la strada di San Martino-Colle Reciso-Literno come “alternativa” alla provinciale costiera (ipotesi poi rilanciata dall’allora Lega Nord insieme al mitico canale navigabile Schiopparello-Lacona e all’aeroporto internazionale di Pianosa) e tutti conosciamo inutili ed effimere strade asfaltate, parcheggi vuoti per 350 giorni all’anno. Brutture di cemento e asfalto punteggiano un po’ tutta la nostra isola e i progetti di farne altre non mancano, magari come promesse elettorali per raccattare i voti di chi crede ancora alla vetusta idea che cemento e asfalto rappresentino il “progresso”. L’asfaltatura della strada bianca di Calamita, che probabilmente porterà con sé bruttissimi guardrail a ornare e offuscare panorami tra i più belli del Mediterraneo, avviene proprio mentre in altri luoghi della Toscana si valorizzano le strade bianche, trasformate in monumenti storico/paesaggistici/ambientali alla fatica umana, proprio come era Calamita, avviene proprio mentre Calamita e le sue strade e sentieri vengono esaltate come paradiso mondiale della mountain bike agonistica e amatoriale e dell’escursionismo ambientale e culturale».
«Una scelta - prosegue Legambiente - che ci sembra non essere condivisa anche da diversi operatori turistici capoliveresi e poteva essere evitata normando e limitando meglio il traffico motorizzato lungo il percorso e incrementando i collegamenti pubblici con le zone di interesse balneare, ambientale e storico/culturale. Una scelta che avviene mentre all’Elba si progettano iniziative di trasporti sostenibili e innovativi, sempre più richiesti dai turisti e dai giovani e mentre si parla di Ciclopista tirrenica e da altre parti la si realizza e progetta davvero. Una scelta che Legambiente non condivide perché quel bitume asfalta un pezzo di storia e non guarda al futuro ma al passato e all’insostenibilità diventata normalità».
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