Sicurezza
In via Leonardo da Vinci un altro rifugio anti bombe
PIOMBINO. Cresce la mappa della città sotterranea con l’ingresso di un’altra galleria –rifugio per mettersi al riparo dalle bombe. «In questi giorni – racconta Gianpiero Vaccaro appassionato di...
PIOMBINO. Cresce la mappa della città sotterranea con l’ingresso di un’altra galleria –rifugio per mettersi al riparo dalle bombe.
«In questi giorni – racconta Gianpiero Vaccaro appassionato di storia da sempre, esperto di quella a cavallo tra le due Guerre mondiali – in collaborazione con l’archivio storico e i tecnici dei lavori pubblici del Comune è stato possibile ritrovare l’ingresso di un rifugio in via Leonardo da Vinci lungo le mura, proprio sotto il giardino delle tartarughe – spiega – Molto probabilmente si tratta di una galleria che sbuca sempre all’interno dell’edificio ex Ipsia. In archivio mappe incomplete ed elenchi tra il 1942 e il 1943. In alcuni casi si hanno indicazioni solo sul costo delle strutture, ma senza una ben definita collocazione. Sappiamo ad esempio che c’erano rifugi anche sotto il giardino di piazza Dante, non è chiaro dove». Ormai certi restauro e apertura degli spazi sotterranei sotto il Rivellino. «Dove al posto dei tombini di oggi – ricorda Vaccaro – per l’accesso c’erano quattro scale... Il quartiere Porta a Terra insieme agli uffici comunali sta facendo di tutto perché anche il rifugio sotto il castello possa essere visitabile magari entro settembre nel 75° anniversario della sua realizzazione».
Il censimento prosegue. «Ora – aggiunge Vaccaro – l’arco murato in via Leonardo da Vinci che secondo la mappa del Comune è il numero 11 in città, il Rivellino il 16. In via de Amicis – dice – ce n’era un altro, ma probabilmente è stato utilizzato per le fondamenta di una casa. Dal 1939 al 1946 – dice ancora Vaccaro – si tratta di quasi tutti fondi del Comune, una quarantina compreso Palazzo Appiani e Cotone, ma i rifugi sono molti di più considerando che i privati avevano attrezzato qualunque cantina. Il rifugio sotto il castello avrebbe dovuto sbucare in via delle Mura, ma non fu possibile terminarlo. Il costo? 750mila lire una cifra spropositata per l’epoca, rispetto alle 147mila lire del Rivellino. La manodopera non costava nulla, le materie prime mancavano. Con un’istanza il Comune aveva ordinato di recuperare la sabbia da Ponte d’Oro. L’amministrazione anticipò tantissimo e ci volle molto tempo per farsi restituire dal ministero 3 milioni». (c. c.)
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