Il Tirreno

dopo la rimozione dello striscione 

Camping cig: da Jindal bisogna pretendere garanzie concrete

PIOMBINO. «Di fronte alle risibili giustificazioni dell’Amministrazione riguardo alla rimozione forzata dello striscione alla Sol, abbiamo deciso di abbandonare la polemica. Ringraziamo le...

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PIOMBINO. «Di fronte alle risibili giustificazioni dell’Amministrazione riguardo alla rimozione forzata dello striscione alla Sol, abbiamo deciso di abbandonare la polemica. Ringraziamo le associazioni, le singole persone le forze politiche che ci hanno palesato la loro solidarietà e a quest’ultime, se lo riterranno, chiediamo di continuare la battaglia per la libertà di espressione nelle opportune sedi».

Così si esprime Camping cig, secondo cui «puzza di autoritarismo e di anticostituzionalità il fatto che la libertà di espressione, sancita dalla Costituzione, sia sottomessa a un regolamento di polizia e a un qualcuno che deve dare “l’autorizzazione”. Ma il vero problema non sta nel “mezzo” (lo striscione) ma nel “messaggio” (il contenuto dello striscione): in un momento in cui tutti dimostrano una gran fretta di firmare ogni cosa – i sindacati un verbale di riunione, che potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia formidabile; le Amministrazioni regionale e locale l’Accordo di programma, che accolga tutte le richieste della multinazionale – porre dei dubbi, richiedere delle garanzie, sollecitare la trasparenza diventa un intralcio».

Camping cig spiega dunque che «col nostro striscione suggerivamo che, per ottenere la firma di qualunque atto, l’azienda dia garanzie concrete, anche in termini di penali finanziarie, nel caso di mancata realizzazione di quanto promesso. Servono impegni seri della multinazionale, garantiti pure da uno scaglionamento delle concessioni, da rilasciare a fronte delle concrete realizzazioni».

«I sindacati tutti ci dicono che la firma apposta sul verbale di incontro non significa niente – prosegue Camping cig – Ci vogliamo credere: allora apriamo un confronto serio con Jindal, pretendiamo documentazioni precise, da poter fare analizzare a nostri esperti; coinvolgiamo l’Amministrazione statale affinché i finanziamenti vengano concessi a fronte di concrete realizzazioni. Idem per le Amministrazioni locali: ad esempio, le concessioni sui terreni retroportuali vanno condizionate, nell’estensione e nella durata, a fatti verificabili. Chiediamo la proroga della vigilanza governativa fino al completamento degli investimenti. Senza una strategia di questo tipo – è la conclusione – siamo convinti che l’impegno di Jindal sarà solo quello di far ripartire i treni di laminazione, fermando la lancetta degli occupati ai 705 da lui dichiarati per i primi due anni».



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