Il Tirreno

Gli albergatori: individuare la plastica in mare aperto

Gli albergatori: individuare la plastica in mare aperto

De Ferrari: «C’è un isola nel Tirreno fatta di rifiuti, fare di tutto per eliminarla» Confcommercio: «Occorrerebbe combattere il fenomeno anche in inverno» 

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PORTOFERRAIO. Gli albergatori rimandano al mittente il concetto che l’Elba sia un’isola di plastica. Secondo loro non risponde a verità. E si fanno scudo dell’attestato e del premio che hanno ricevuto lo scorso anno per il riciclo dei rifiuti (anche quelli di plastica) e la cura dell’ambiente. «Prova ne sia – dice Massimo De Ferrari, presidente dell’associazione degli albergatori dell’Elba – il progetto “Ecohotel” che stiamo portando avanti congiuntamente con il parco nazionale e Legambiente. Noi siamo promotori di questa iniziativa che ha avuto il suo riscontro non solo in Italia, ma soprattutto all’estero. Stiamo parlando del coinvolgimento di 23 nostre strutture ricettive impegnate nella divulgazione di un turismo ecosostenibile. Che significa che ci stiamo impegnando perché venga rispettato il decalogo degli impegni sottoscritti. Noi lo stiamo facendo. Occorre che anche altri soggetti lo rispettino». Il mare non deve essere considerato la pattumiera degli scarti dell’uomo; ci vuole maggior senso civico, perché si provi a estirpare questi cattivi comportamenti.

«Le nostre spiagge sono accoglienti – continua ancora il presidente degli albergatori elbani – Sono le correnti marine che a secondo da dove soffia il vento portano a riva quanto galleggia sull’onda. È qui che bisogna intervenire». De Ferrari fa riferimento alla massa galleggiante di plastica che vagherebbe in lungo e il largo per l’alto Tirreno, in attesa di qualche destinazione. Peggio ancora se questo agglomerato scaricasse il suo contenuto su spiagge affollate di bagnanti in una qualche località turistica dell’Elba oppure della Sardegna.

Se ne avrebbe un impatto negativo in termini d’immagine. E invoca che si individui questa massa sproporzionata di plastica, vera e propria bomba ecologica per la salute del mare e per le specie ittiche, e la si possa recuperare per smaltirla quando questa si trova a largo, a diverse miglia di distanza dalle località balneari.

«Potrebbero occuparsi anche di questa emergenza le Capitanerie di porto della zona – continua De Ferrari – e avvisare chi di competenza per localizzare questa quantità multiforme che vaga di qua e di là per il Tirreno, impedendo di fatto che raggiunga le nostre spiagge. Tutto ciò che di plastica si usa nelle nostre aziende – prosegue sempre il presidente – viene recuperato e raccolto per essere inviato nei centri di trattamento. E non si potrebbe fare altrimenti, visto che noi all’ambiente e alla salubrità del territorio ci teniamo».

Anni fa si parlava di invasione di meduse. Quest’anno è la plastica a far da padrone. Ricordano al bagno “Da Sergio”, sulla centralissima e frequentatissima spiaggia di Marina di Campo (lo stesso bagno preferito dalla tartaruga Federica che proprio qui, la scorsa estate, è venuta a deporre oltre un centinaio di uova): «È nostra massima cura – si sottolinea – tenere pulita la riva del mare. Questo lo facciamo la sera, prima della chiusura del bagno e la mattina presto, prima che scendano i bagnanti dagli alberghi». Gli fa eco Gabriele Rotellini, vicepresidente della Confcommercio dell’Elba e gestore insieme con la famiglia del camping Santa Maria a Lacona: «Il problema dell’uso della plastica deve essere affrontato a monte – dice – visto e considerato come sono state enormi la sua proliferazione e diffusione in tutto il mondo. Noi comunque facciamo la nostra parte, impegnandoci nel salvaguardare il nostro ambiente; recuperando laddove c’è da recuperare per mandarlo allo smaltimento. Sono le correnti marine che ci fanno questi regali. E comunque bisognerebbe – conclude – che l’amministrazione prevedesse interventi di recupero anche nel periodo invernale, dopo le mareggiate».

Luigi Cignoni

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