Il Tirreno

I sindaci: «Difficile bandire la plastica»

di Antonella Danesi
I sindaci: «Difficile bandire la plastica»

Barbetti (Capoliveri): «Non abbiamo i mezzi da soli per risolvere il problema». Bulgaresi: «Occorre educare la gente»

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PORTOFERRAIO. Il rischio inquinamento plastica non risparmia il mare che circonda l’Arcipelago Toscano e qualche giorno fa Legambiente e il presidente del Parco Nazionale hanno lanciato un appello ai sindaci perché facciano partire una battaglia contro la plastica in mare, affrettando l’adeguamento alle direttive dell’Unione Europea per ridurre il consumo di plastica monouso, sul modello degli amministratori delle isole Tremiti.

I sindaci elbani si dicono sensibili al problema ma sono convinti anche che il problema non sia di facile soluzione, almeno non immediata. «Ritengo che si possano dare indirizzi su questo problema – commenta il sindaco di Capoliveri, Ruggero Barbetti – ma ho dubbi sulla legittimità di un’ordinanza per limitare l’uso della plastica. Almeno non credo che sia nei poteri di sindaci che si occupano di sanità pubblica». Ricorda che sull’Elba esistono già buone pratiche ambientali che vengono portate avanti da alcune realtà come ad esempio gli eco alberghi.

«C’è anche un’altra cosa da far presente, io in qualità di sindaco in caso di eventi sono obbligato ad emettere ordinanze che obbligano i ristoranti e i bar del paese ad usare solo plastica, per motivi di ordine pubblico. Credo quindi che si possano dare dei segnali per invertire questa tendenza all’inquinamento da plastica, dal punto di vista ecologico e allo stesso tempo anche turistico, ma credo anche che la cosa più importante da fare per il nostro mare sia quello di istituire l’area marina protetta, dove sia più utile alla tutela dell’ambiente e per una maggiore attrattiva turistica. Siamo su un’isola che vive di turismo, che per il 50% della superficie a terra è inserita in area protetta, mentre il mare non è assolutamente tutelato. Sono convinto che questo sia uno degli obiettivi primari dei comuni».

Secondo il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, si tratta di aver chiari due concetti: il rispetto dell’ambiente con un comportamento corretto da parte degli amministratori e soprattutto dei cittadini e rispetto delle regole. E in questa ottica cosa si può fare all’Elba? «Si può fare molto o anche molto poco – considera – per una serie di motivi legati alla non omogeneità amministrativa. Per qualsiasi iniziativa ci dovrebbe essere un gioco di squadra per un obiettivo condiviso. Io sulle ordinanze non ho limiti e le potrei fare ma il comune di Portoferraio è solo una parte dell’Isola d’Elba e quindi credo che non si otterrebbero risultati». Una cosa però è convinto che si possa fare, quella di contrastare l’abbandono della plastica che comunque anche se lasciata a terra va a finire in mare. «Dobbiamo educare e sanzionare i cittadini – spiega – perché l’abbandono dei rifiuti è segno di inciviltà. Io fin da ora cercherò di avviare un maggiore controllo sull’abbandono di questo materiale e da quest’estate cercherò di contrastarlo e, se ci sono le condizioni, adotterò ordinanze specifiche. Inoltre, alla prima occasione di un’assemblea della gestione associata per il turismo presenterò alcune proposte in merito».

Anna Bulgaresi, sindaco di Marciana è invece sicura che si tratti di una questione di educazione, che avrà bisogno di tempo prima di essere recepita in pieno. «Noi siamo il primo Comune ad aver introdotto il porta a porta – commenta –. Soprattutto nell’ambito ambientale il lavoro da fare è sulla persona, Si può reprimere e fare multe ma se non rientra nel dna delle persone non si risolve il problema. Ben vengano tutte le delibere che vogliamo ma sono una persona pratica quindi affronto percorsi che so che si possono portare avanti. Una delibera che dice di limitare la plastica non la vedo come soluzione. Bisogna fare un lavoro molto più incisivo. Multe e delibere potranno essere un aiuto per chi si sente in grado di poterle fare ma penso che il lavoro da fare sia di educazione. Dipende anche dalla mia primaria vocazione di insegnante, perché penso che alla base di qualsiasi risultato ci sia l’educazione e questa ha bisogno di tempi molto lunghi e non solo di una delibera, di un’ordinanza o di una multa».

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