Addio a Toni Soddu, grande fonico
Ucciso da una malattia a 60 anni, ha lavorato con i big della musica italiana e internazionale. Domani i funerali, lascia 4 figli
PIOMBINO. Poteva avere di fronte a sé Sting sul palco di un grande festival internazionale o il più sconosciuto dei gruppi locali a una festa del Porticciolo: con entrambi Toni si comportava alla stessa maniera, con la stessa professionalità, l’identico senso di rispetto per la musica e per il lavoro suo e degli altri.
Così gli amici ricordano Toni Soddu – uno dei più grandi fonici italiani – morto per una malattia nella tarda serata di martedì, nell’ospedale di quella Piombino che dalla fine degli anni Novanta era diventata la sua città di adozione.
Sessanta anni, quasi quaranta dei quali dedicati alla musica, con uno sviluppo progressivo di abilità e di competenze che lo avevano portato a diventare una figura di assoluto riferimento nel panorama nazionale, soprattutto degli eventi dal vivo.
«Non credo – commenta Giovanni Germanelli – ci sia un solo artista italiano che non abbia avuto la possibilità di calcare un palco con la direzione fonica di Toni Soddu. Un ruolo che peraltro era stato lui a inventare».
Ma quel curriculum infinito – tra edizioni del Festival di Sanremo, Concerto del Primo Maggio, tour con Baglioni, Negramaro, De Gregori – per Soddu non era mai un vessillo da esibire: quando le pause dal lavoro o la vita familiare lo riportavano a Piombino, la sua esperienza si faceva patrimonio da condividere, da rendere preziosa affinché altri intraprendessero la sua stessa strada: così alcuni giovani – come Cristiano Grassini o Giulio Cianchini – erano cresciuti sotto la sua ala protettiva fino a diventare a loro volta fonici affermati. «Sono stato al suo fianco tra il 2005 e il 2007 in tour con Gigi D’Alessio – racconta commosso Andrea Ramacciotti – È stato il mio maestro, lo porterò per sempre nel mio cuore».
Sempre pronto a dare una mano alla città, fin dal suo arrivo aveva subito familiarizzato con l’ambiente musicale piombinese, segnandone la vicenda non solo con la disponibilità dei suoi consigli, ma anche con numerose collaborazioni: fonico per un paio di feste di San Silvestro in piazza all’inizio degli anni Duemila, ricorda Luca Pallini, aveva anche registrato, il concerto-reunion degli Asgard. Federico Botti lo ricorda per le registrazioni di alcuni suoi concerti, Massimo Panicucci per il lavoro per l’album “Le Stanze del cuore” della Compagnia degli Angeli del Non Dove. E poi le molte produzioni: “26A – 380 V” dei De Spira, “Dopo i giorni” dei Fuoricampo, “Violence” dei Dark Quarterer, nonché, aggiunge Gianni Nepi, il singolo con cui la giovane Sara Puttini, prima vincitrice del Festival Estivo, era arrivata addirittura alla finale del Tim Tour.
Per gli Afo4 aveva realizzato il singolo “Dicembre”, duetto del gruppo con l’attore Marco Cocci. «Per me – commenta Irene Mezzacapo – è un vanto avere lavorato con lui».
«La sua presenza rendeva sicuro sul palco qualsiasi musicista – sottolinea Botti – e questo credo gli abbia procurato la stima di molti».
«Non c’era novità tra le strumentazioni o le macchine che lui non conoscesse – commenta Emiliano Pasquinucci, che ha condiviso spesso anche il suo studio, il Solaria Mix Room – ed era sempre disponibile a spiegarne agli altri il meccanismo».
«Accanto a un grande professionista – aggiunge Gino Sozzi – una grande persona, capace di farti sempre sentire le spalle coperte. Un grande babbo per tutti».
«Coraggioso e all’avanguardia» aggiunge Panicucci.
Soddu lascia quattro figli, il primogenito, Pietro, che vive a Roma, e tre più piccoli, Matilde, Francesco e Meba. La salma è alla sala del commiato della Misericordia. I funerali si svolgeranno domani alle 16.
Melisanda Massei Autunnali
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