Sicurezza
Libri di Napoleone, un trasloco maldestro
Ricostruito il fatto: non si è trattato di furto ma solo di un lavoro fatto molto male
PORTOFERRAIO. Confusi insieme con la risma di altri volumi che furono donati dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Firenze e oggi, grazie all’intervento dei carabinieri di Portoferraio allertati dalla stessa Soprintendenza, che è la responsabile dei due musei napoleonici elbani e delle opere d’arte (comprese i libri dell’allora biblioteca dell’Imperatore donati alla comunità elbana al momento della partenza del Generale dall’Elba), sono stati individuati e presto saranno collocati nella loro sede storica, cioè alla Palazzina de’ Mulini, da dove essi provenivano. Sono stati rinvenuti dagli uomini dell’Arma in un armadio presso la Galleria Demidoff a San Martino. Ma cosa era successo di così importante da far perdere le loro tracce. Nessun mistero dietro la loro “scomparsa” ma semplicemente un trasloco dentro alle scatole di cartone dal centro storico di Portoferraio alla casa di campagna di Napoleone. Adagiati in un fondo e poi (probabilmente) dimenticati. Così 63 titoli figuravano nell’elenco facente parte dei testi della biblioteca imperiale, ma di loro se ne erano perse le tracce, al punto da indurre la Soprintendenza e con essa anche il Polo museale della Toscana da cui dipende a rivolgersi alle forze dell’ordine. I carabinieri di Portoferraio sono stati bravi nel ricoprire l’ultimo tragitto effettuato dagli scatoloni. Tutto comunque ha preso le mosse da quando è iniziato il progetto (2014) sottoscritto a Roma tra il ministero della Cultura italiano e l'Archivio nazionale degli Emirati Arabi, che si poneva l’obiettivo di restaurare e procedere alla digitalizzazione dell'intera biblioteca napoleonica ai Mulini, per poi metterla in rete a disposizione di studiosi o quant’altri desiderosi conoscere in che cosa consisteva il patrimonio librario di Bonaparte successivamente arricchito dalle donazioni di suo zio, cardinale Joseph Fesch. È bastato fare un raffronto fra il catalogo esistente e i libri presenti per rendersi conto ne mancavano 73. «Per fortuna – ha detto la direttrice dei musei elbani, Antonia D’Aniello – tutto è stato chiarito. Non si è trattati affatto di furto, ma di un maldestro trasloco». I libri negli scatoloni sono di vari argomenti; con le copertine abbastanza comuni e tradizionali. Non di certo con le costole e i dorsi dorati, né tantomeno con impresse le iniziali di Napoleone oppure raffiguranti un’aquila imperiale. Forse anche da questo è nata la confusione. Ma ora mancano altri sette volumi. “Probabilmente – ha concluso Giuseppe Battaglini, bibliotecario all’epoca della Foresiana – sono stati dati in prestito a enti statali in occasione di mostre e non più rientrati in sede».
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