L’economia del mare continua a crescere
Aumentano le imprese su tutto il litorale, i fatturati e anche l’occupazione. Stefano Corsini: «Un settore trainante»
PIOMBINO. Un’economia in espansione, quella del mare, che, per quanto riguarda le province di Livorno e Grosseto, conta un aumento complessivo del numero delle imprese operanti nel settore, nonché una crescita del valore aggiunto creato dalle attività inerenti a ittica, ristorazione, tutela ambientale, sport e trasporti. Tutto ciò dal 2011 al 2016, all’interno di un tessuto economico che, a causa della crisi, ha registrato una contrazione sia a livello regionale sia, più in generale, sul piano nazionale.
In un contesto simile la blue economy sarebbe dunque in controtendenza. È quanto è emerso dal secondo rapporto sull’economia del mare, realizzato dal Centro studi e ricerche della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno e presentato ieri nella sede piombinese dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale. «Abbiamo scelto questa città per mostrare i risultati della ricerca – ha detto Riccardo Breda, presidente della Camera di commercio – perché è un luogo in cerca di una ripresa e un posto che collega, idealmente e storicamente, la realtà di Livorno a quella di Grosseto». Alla conferenza erano presenti, tra gli altri, anche il direttore del Centro studi Mauro Schiano e il presidente dell’Autorità portuale Stefano Corsini.
OLTRE 6MILA IMPRESE. Nelle province di Livorno e Grosseto sono oltre 6mila le imprese legate all’economia del mare, le quali riguardano, in particolare, le filiere dell’ittica (piscicoltura, itticoltura, pesca, commercio), delle estrazioni marine (sale, gas, petrolio), della cantieristica (costruzione di imbarcazioni, cantieri), della movimentazione di merci e persone, della ricerca e tutela ambientale, della ristorazione e delle attività sportive. Tali imprese costituiscono il 46,6% di tutte le imprese blue – legate al mare - della Toscana e contano quasi 30mila occupati. Tra i due territori, quello che ha registrato un maggiore sviluppo dell’economia del mare è Livorno, in cui il 12,3% delle imprese è legata alla blue economy, contro il 7,7% di Grosseto. La maggior parte delle imprese del mare inoltre opera, sia a livello locale sia nazionale, nel settore dei servizi (alloggi e ristorazione), ma sono in via di sviluppo anche le attività sportive e ricreative, soprattutto a Grosseto, e quelle legate alla movimentazione di merci e passeggeri, principalmente a Livorno. Sono invece in calo le attività ittiche e quelle legate alla cantieristica e alle estrazioni marine.
PIU’ IMPRESE BLUE. Dal 2011 al 2016, a fronte di uno sviluppo generale dell’economia che è risultato nullo o molto basso, le province di Grosseto e Livorno hanno invece visto aumentare il numero delle imprese legate alla blue economy, con una variazione percentuale che è, rispettivamente, del 6,1 e del 4,4%. Tra Collesalvetti e Capalbio, inoltre, si trova il 45,4% delle imprese giovanili regionali “Blue”, con Livorno capofila in Toscana per numero di giovani imprenditori.
IL VALORE AGGIUNTO. Altro aspetto considerato dal rapporto è il valore aggiunto creato dall’economia del mare che, per quanto riguarda le province di Livorno e Grosseto, si attesta intorno ai 1.300 milioni di euro (il 48,6% del valore aggiunto dell’economia blue regionale e il 3% di quella nazionale). A Livorno la blue economy produce il 12,3% di tutto il valore aggiunto, mentre a Grosseto l’8,2%. Anche in questo caso, dunque, Livorno fa meglio di Grosseto e, di nuovo, la filiera trainante è quella legata ai servizi di alloggio e ristorazione. Dal 2011 al 2016, inoltre, la blue economy ha registrato, a Livorno, un aumento del 10,5% del valore aggiunto. Una percentuale che, invece, a Grosseto registra il segno meno.
L’OCCUPAZIONE. Un aumento si è verificato anche nel numero degli occupati nel settore che, dal 2011 al 2016, ha registrato un +2,7% a Livorno (13,6% degli occupati totali nel 2016) e un +4,8% a Grosseto (10,3% degli occupati totali). Segno positivo per quanto riguarda numero delle imprese “Blue” e quantità di occupati dunque. Dati, questi, considerati come un orizzonte entro cui muoversi per pianificare un futuro sviluppo dei territori. «In questi anni di crisi – ha commentato Breda – il settore dell’economia del mare è in crescita, nonostante Grosseto e Livorno siano le due province che, in Toscana, stentino maggiormente a uscire da una situazione di evidente difficoltà economica. Tutto ciò significa che la blue economy è un settore in cui vale la pena investire». Il mare come oro azzurro, quindi, per un territorio costiero che, tra Livorno e Grosseto, conta 23 Comuni e oltre 450mila residenti, corrispondenti all’80% di tutta la popolazione interprovinciale. Una risorsa, quella marina, che permette lo sviluppo delle attività più disparate. Si va dall’ittica (567 imprese operanti nelle province di Livorno e Grosseto), alle estrazioni marine (17 imprese), dalla cantieristica (716) alla movimentazione di merci e persone (597), dalle attività di ristorazione e alloggio (3.198) a quelle di tutela ambientale (85), fino allo sport (1.099). «Anche il sistema portuale sta crescendo – ha commentato Stefano Corsini –. Mentre Livorno è proiettato sulla zona nord della Regione, il porto di Piombino potrebbe essere la porta d’ingresso della Toscana del sud. È necessario che la città punti sulla diversificazione e che gli imprenditori partecipino a un determinato percorso di sviluppo, il quale non può sussistere senza la creazione di un sistema infrastrutturale adeguato». Piombino e Livorno sono considerate come due realtà complementari. Due porte d’accesso alla Toscana e all’Europa che hanno nei rispettivi porti il cuore pulsante dell’economia.
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